Censis: un italiano su due sul web. Internet come nuovo media d’informazione

    RAPPORTO CENSIS – Secondo il IX rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione (dal titolo “’I media personali nell’era digitale” e presentato oggi a Roma dal presidente dell’Istituto di ricerca Giuseppe De Rita e dal direttore generale, Giuseppe Roma e discusso da Andrea Melodia, presidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana) il web supera la soglia del 50% dell’utenza, arrivando al 53,1% e registrando una crescita di oltre il 6% in due anni. Internet è percepito dagli italiani come media ”più libero e disinteressato”, mentre la carta stampata perde il 7% di lettori in due anni ed è fuori dalla “dieta mediatica” di oltre il 50% dei giovani.

    Proprio questi ultimi, in particolare, determinano la crescita degli smartphone come nuovo mezzo elettronico, per informarsi usano i tg (69,2%) tanto quanto Google (65,7%), Facebook (61,5%) e guardano i programmi su YouTube (47,6%, il 20,1% lo fa abitualmente); il 36,2% di essi, inoltre, segue programmi scaricati da altri (attraverso il file sharing) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv. Nei programmi seguiti via Internet, musica (18,3%), sport (11,7%) e film (9,9%) sono ai vertici dell’interesse. Cala dunque il digital divide, mentre aumenta il press divide: nel 2009 era del 60,7% la percentuale degli italiani che si accostava a mezzi a stampa accompagnati da altri media, ora e’ scesa al 54,4%. In particolare, i quotidiani a pagamento (47,8% utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011, ed è stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%).

    La centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, con l’80,9% degli italiani che li utilizza come fonte; dato che scende tra i giovani al 69,2% giungendo fino al 65,7% con i motori di ricerca su Internet e al 61,5% con Facebook. A livello generale, dopo i tg i piu’ seguiti sono i giornali radio (56,4%), i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%); seguono il televideo (45%), i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti di informazione (29,5%), Facebook (26,8%) e i quotidiani on line (21,8%). Gli italiani, inoltre, reputano la categoria dei giornalisti competente (76,9%) ma poco indipendente (67,2%), e considerando una scala da 1 a 10, la tv risulta “credibile” al 5,74, i giornali al 5,95, la radio un po’ di più (6,28) insieme a Internet (6,55).

    Ancora secondo l’indagine, l’utenza complessiva televisiva rimane stabile al 97,4% ma si registra un ampio rimescolamento e diversificazione della fruizione – soprattutto nella fascia giovanile dai 14 ai 29 anni -, con il digitale terrestre che vede aumentati gli spettatori in due anni di oltre 48 punti percentuali arrivando al 76,4%, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare, invece, si mantiene costante (35,2%). Aumentano le web-tv di ulteriori 2,6 punti percentuali nell’ultimo biennio, con un’utenza complessiva al 17,8%, mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%).

    Annarita Favilla