La Corte di giustizia Ue condanna l’Italia per aiuti illegali alle imprese

La Corte di Giustizia dell'Unione europea di Lussemburgo
LUSSEMBURGO: CORTE GIUSTIZIA UE CONDANNA ITALIAAiuti illegali alle imprese e incompatibili con il mercato comune: per questo l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea del Lussemburgo.

Per la precisione l’Italia è stata condannata per non aver adottato “nei tempi stabiliti” le misure necessarie a recuperare integralmente aiuti “illegali e incompatibili con il mercato comune” concessi alle imprese. La condanna riguarda gli aiuti che il nostro Paese ha concesso alle imprese che hanno investito nei comuni colpiti da calamità naturali nel 2002, quali le eruzioni vulcaniche dell’Etna, il terremoto in provincia di Campobasso e le inondazioni in Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.

Questi aiuti tuttavia erano stati dichiarati illegali dalla Commissione europea con la decisione 2005/315. La decisione stabiliva che gli aiuti di Stato erano incompatibili con il mercato comune europeo, pertanto obbligava l’Italia ad eliminarli e ad adottare tutte le misure necessarie per recuperarli, maggiorati degli interessi, presso i beneficiari, entro due mesi dalla data di notifica della decisione.

La Commissione europea aveva ritenuto che fossero incompatibili con il mercato comune quegli aiuti per importi superiori al valore netto dei danni effettivamente subiti da ciascuno dei beneficiari a causa delle calamità naturali, tenendo conto delle somme ricevute a titolo di assicurazione o in base ad altre misure.

L’Italia aveva messo in atto dei provvedimenti per rimediare all’illegalità, tuttavia la Commissione aveva considerato insufficiente la procedura di recupero degli aiuti illegittimi, poiché oltre tre anni dopo la decisione, solo in parte erano stati recuperati e la Commissione non era nemmeno riuscita ad ottenere informazioni precise su un numero consistente di beneficiari.

Nella sentenza di condanna, la Corte di giustizia ha sottolineato che il recupero dei finanziamenti illegittimi è per il nostro Paese un “obbligo di risultato, effettivo ed immediato”, pertanto lo Stato italiano “non può limitarsi, come fa nella presente causa, ad appellarsi alle difficoltà giuridiche, politiche o pratiche”, è scritto nella sentenza. I giudici della Corte, pertanto, non hanno accolto la giustificazione, presentata dall’Italia e “basata sulle difficoltà di quantificare gli importi dovuti e di escludere dal recupero i beneficiari per i quali l’aiuto doveva essere considerato compatibile con il mercato comune”. I giudici hanno infatti spiegato che “il fatto che il beneficio concesso fosse conforme alla normativa interna o che, al contrario, costituisse un’ipotesi di evasione o di frode fiscale è irrilevante”.

La Corte ha anche sottolineato che l’Italia, per superare le difficoltà di recupero degli aiuti, non ha mai chiesto alla Commissione europea di modificare la decisione 2005/315, né ai giudici dell’Unione è stata deferita alcuna questione di legittimità della decisione.

La Corte del Lussemburgo, pertanto, ha stabilito che l’Italia, non recuperando integralmente gli aiuti, entro i termini stabiliti, “è venuta meno agli obblighi che le incombono” ai sensi della decisione 2005/315 della Commissione europea.

Redazione