Made in Italy, ma fabbricato in Cina: il marchio Da Vinci sotto inchiesta

DA VINCI MADE IN CHINA – Un nuovo presunto caso di “made in Italy” truccato sbarca dall’Oriente in Italia, sulle pagine de Il Sole 24 Ore. A finire nel mirino degli inquirenti, questa volta, è stato il noto marchio Da Vinci, azienda di mobili e distributore di alcuni marchi italiani con sede a Pechino, in Cina. Il piccolo impero del lusso cinese, fondato nel 1978 da Doris e Tony Phua, è stato messo sotto inchiesta qualche giorno fa, con l’accusa di aver ingannato i suoi clienti facendo loro credere di produrre in Italia pezzi d’arredamento fabbricati in realtà a Shenzhen, vicino a Hong Kong.

Secondo le autorità cinesi, la coppia di mobilieri avrebbe ideato un piano d’affari semplice, ma estremamente redditizio: producevano mobili in Cina per poi esportarli in Italia e rivenderli a caro prezzo in patria spacciandoli per autentici mobili italiani. La polizia li accusa ora di truffa ai danni dei consumatori. Sono stati proprio questi, infatti, a mettere in stato d’allerta le autorità di polizia, dopo essersi accorti che quello che gli era stato venduto come legno massello non era in realtà che del compensato, ricoperto di una vernice maleodorante.

Seccati ed insoddisfatti, gli acquirenti del marchio Da Vinci chiedono ora di essere rimborsati e risarciti delle mastodontiche cifre versate in nome del made in Italy, da sempre sinonimo di lusso ed eleganza nel mondo. Ad ottobre scorso, la stessa Doris Phua aveva rilasciato un’intervista esclusiva ai giornalisti de Il Sole 24 Ore in occasione della settimana Da Vinci allo Shangai Mart, in cui aveva parlato dell’attività condotta dalla sua azienda e di come le ricche giovani coppie cinesi fossero alla costante ricerca di quel “sapore di made in Italy” sempre in grado di conquistarle.

Nel 2010 Da Vinci ha procurato un fatturato da 50 milioni di euro a svariate imprese italiane, i cui rappresentanti si dicono oggi desiderosi di vederci più chiaro in questa storia. Alcuni di loro si sono già recati in Cina per un confronto diretto con i facoltosi imprenditori cinesi che almeno fino ad oggi sembravano averli degnamente rappresentati sul pretenzioso mercato asiatico.

Flavia Lucidi