Obama: lite con i repubblicani sul debito Usa

USA: INCONTRO DEMOCRATICI REPUBBLICANI – Il Presidente Usa Barack Obama aveva invitato democratici e repubblicani a trovare un accordo sul debito Usa e aveva avvertito: “Non bisogna aspettare fino all’ultimo per risolvere un problema così importante che riguarda l’economia americana e mondiale”. Obama ha anche ricordato i compromessi che Ronald Reagan accettò in materia fiscale: “La questione è sapere perché se Reagan ha potuto fare dei compromessi, gente che lo idolatra non può fare lo stesso tipo di compromessi”. E il riferimento è chiaramente ai repubblicani, irremovibili sulla questione tasse.

Irremovibili a tal punto da far fallire ieri per il quarto giorno consecutivo i negoziati tra democratici e repubblicani per alzare il tetto del debito pubblico. Questa volta è stato lo stesso Presidente Barack Obama a lasciare seccato il tavolo delle trattative, con modi bruschi, insoliti per il suo carattere.

Il capogruppo dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti Usa, Eric Cantor, ha detto che il Presidente Obama lo ha interrotto, mentre stava parlando, e se n’è andato. Cantor aveva proposto di trovare un accordo a breve termine sul debito, che Obama però aveva già rifiutato.

Il Presidente degli Stati Uniti aveva intimato ai repubblicani o di rinunciare ad opporsi a qualunque aumento delle tasse oppure di non insistere nel voler tagliare la spesa pubblica per lo stesso ammontare sulla cui base sarà alzato il tetto del debito. Ne era sorta un’accesa discussione tra Obama e gli esponenti repubblicani, fino a sfociare nella minaccia del Presidente Usa di rivolgersi direttamente agli americani per accusare senza i repubblicani di voler portare il Paese al default.

Un’ipotesi, quella del default che si fa sempre più concreta per gli Stati Uniti e che sarebbe una catastrofe, secondo quanto ha detto ieri al Congresso il presidente della banca centrale Ben Bernanke.

Proprio ieri, Moody’s ha avvertito che il rating sul debito sovrano degli Stati Uniti è sotto revisione e potrebbe essere tagliato.

L’unica proposta che per ora ha trovato il consenso di repubblicani e democratici è quella del capogruppo repubblicano al Senato Mitch McConnell che ha proposto di alzare il tetto del debito di 2.500 miliardi di dollari in tre tranche, ciascuna da votare al Congresso, con la possibilità di veto presidenziale.

Le aziende americane hanno scritto a Obama e ai leader del Congresso per chiedere di mettere da parte la politica e di agire nell’interesse degli Stati Uniti per evitare il default.

Redazione