Lavoratori Cinecittà in protesta, ma Galan assicura “Niente speculazioni”

Cinecittà

CINECITTA’ IN SUBBUGLIO – Dopo la manifestazione di un centinaio di lavoratori di Cinecittà a Roma, davanti al Ministero dei beni culturali, preoccupati per la norma inserita in quest’ultima manovra finanziaria che trasformerebbe di fatto gli storici studios della “Cinecittà Luce” romana da società Spa a Srl, esponendoli al pericolo di liquidazione, è intervenuto ieri il Ministro Galan in Commissione cultura al Senato: “L’unica cosa che cambierà per Cinecittà è che passa da Spa a Srl. Ma la nuova configurazione – spiega – è prevista da una legge del 2008 da cui arriva la necessità di sfrondare l’eccessiva attività industriale e commerciale e riportarla alla sua originale mission tra cui quella di promozione del cinema italiano all’estero”.

Alle accuse riguardanti i rischi di licenziamento del personale il ministro risponde che assolutamente “il nuovo istituto assorbirà tutto il personale impiegato nelle funzioni previste, e il personale con mansioni diverse sarà trasferito al ministero dei Beni culturali”. Per quanto concerne il ridimensionamento degli stabilimenti cinematografici del complesso romano e le possibili speculazioni sui terreni pertinenti Galan dice: ”La nuova società resta proprietaria del patrimonio, anche immobiliare, non vi deve essere dubbio (…) Sui terreni -non si costruirà nulla, sono vincolati, protetti con assoluta sicurezza”.

L’Anac (associazione degli autori cinematografici) si era schierata contro quanto previsto per Cinecittà con le seguenti motivazioni espresse in un comunicato: “Si tratta della distruzione di Cinecittà Luce che consentirà la cementificazione dei suoi spazi che saranno riempiti di alberghi, centri commerciali e centri benessere, come da tempo si era già cercato di fare. Questo significa – si legge ancora – la liquidazione dell’ultima realtà pubblica che ha reso famoso il cinema italiano nel mondo. La gravità di quest’ultimo colpo di mano è estrema e dunque, in accordo con i sindacati di categoria e con tutte le altre associazioni in cui è articolato il nostro cinema, andranno decise le forme di lotta che si renderanno necessarie”.
Annarita Favilla