Manovra economica 2011: la scure del governo colpisce ceti medio-bassi. Nessun taglio ai costi della politica

MANOVRA ECONOMICA 2011 – In tempi record la manovra finanziaria 2011 diventa legge. Ieri la Camera ha decretato il via libera definitivo con 314 si, 280 no e due astenuti, il presidente Giorgio Napolitano ha apposto la sua firma e viene immediatamente pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Ma nonostante l’approvazione non mancano le polemiche su una manovra che andrà a colpire in particolar modo il ceto medio a cominciare da lunedì, quando si pagherà il ticket sanitario di 10 euro su visite mediche specialistiche e ricette e di 25 euro per le visite di codice bianco al pronto soccorso. I costi della manovra sono stimati in circa 1000 euro annui per le famiglie, mentre i costi della politica non subiscono quasi nessun taglio (e partiranno dal 2013…).

Il premier Silvio Berlusconi torna a parlare dopo una settimana di silenzio ed elogia il clima bipartisan in cui è stata approvata la riforma economica e afferma che l’Italia ora è più forte: ” Anche se le incognite della crisi economica restano e bisogna superare delle criticità che impediscono la crescita dell’economia, nei prossimi due anni realizzeremo le riforme necessarie, per cui auspico un clima bipartisan”. Circa il suo silenzio stampa degli ultimi giorni il premier chiarisce: “Mi si attribuisce un silenzio inspiegabile, è invece molto chiaro: se io dicessi quello che penso davvero, andrei contro gli interessi del Paese in questo momento di attacchi internazionali. Il mio senso di responsabilità mi ha quindi impedito di dichiarare quello che penso”.

Unanime la condanna delle opposizioni, con Pier Luigi Bersani che reclama le dimissioni del governo ed elezioni anticipate: “E’ una manovra classista, diciamo subito che siamo radicalmente contro. Serve una ripartenza, nuove persone, idee, un confronto, una nuova piattaforma, energie nuove. Per noi questo si chiama elezioni”. Il leader del Pd si assume le responsabilità per la mancanza di ostruzionismo, precisando di aver compiuto tale scelta solo per il bene del Paese e per l’aggressività dei mercati internazionali: “L’abbiamo fatto per l’Italia aggredita dai mercati, per non aggiungere due settimane di confusione a una situazione già confusa, sapendo che la confusione si scarica sui più deboli… Nei confronti del governo – conclude Bersani – la nostra responsabilità si ferma qui. Noi adesso la nostra responsabilità ce la prendiamo nei confronti degli italiani”.

Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, si associa alle dichiarazioni di Bersani e chiede le dimissioni del presidente Berlusconi, oltre a sottolineare gli innumerevoli errori di una manovra che taglia i viveri ai ceti medio-bassi, senza intralciare più di tanto i redditi alti: “È tempo di verità e responsabilità, questa manovra non ci piace perchè non contiene riforme che servono al paese perchè rinvia gli impegni maggiori al 2014 perchè non colpisce i costi della politica e perchè colpirà con l’innalzamento delle tasse i ceti medi e le famiglie, proprio nel giorno in cui l’Istat ci dice che ci sono 8 milioni in povertà. Non possiamo essere soddisfatti”.

Redazione