Omicidio Melania Rea: dna di Parolisi sulle labbra della vittima

Melania Rea e Salvatore Parolisi

OMICIDIO MELANIA REA– Sono giorni intensi per le indagini sull’omicidio di Melania Rea, la 29enne originaria di Somma Vesuviana uccisa a Ripe di Civitella, nel Teramano, il 18 aprile scorso. Gli inquirenti sospettano sempre di più del marito della donna, tanto che ieri ne hanno chiesto l’arresto. Gli avvocati di Parolisi, d’altra parte, contrattaccano e ipotizzano che ad uccidere Melania sia stata una donna. Ora  nuovi tasselli vanno ad aggiungersi al quadro generale grazie alla perizia effettuata dall’anatomopatologo Adriano Tagliabracci. Al momento del ritrovamento la vittima aveva i pantaloni e gli slip abbassati, quindi uno degli innumerevoli interrogativi relativi al delitto riguardava il fatto che la donna si fosse spogliata volontariamente o meno.

Il medico legale conferma un’ipotesi già emersa nelle scorse settimane, cioè che Melania si fosse appartata nel luogo del ritrovamento per fare pipì e si sia abbassata da sola i pantaloni e gli slip. A questo punto è stata aggredita: l’omicida l’ha presa alle spalle e, dopo averla bloccata a terra, l’ha colpita con numerose coltellate.

Gli esami hanno inoltre rilevato tracce del dna di Parolisi sulle labbra e sulle gengive della donna: questo dimostra che tra i due c’è stato un contatto poco prima della morte di lei, poiché se risalisse ad un tempo precedente sarebbe stata la saliva della donna ad eliminare le tracce stesse. Le ipotesi a questo punto sono due: se Parolisi fosse davvero l’assassino potrebbe o aver baciato la moglie prima di ucciderla oppure averle chiuso la bocca con la mano per impedirle di urlare.

Inoltre dalle analisi effettuate sul cadavere è emerso che dopo l’omicidio l’assassino è tornato dove aveva lasciato il corpo e l’ha colpita con un’altra arma, per confondere le acque.

T.D.C.