Omicidio Melania Rea: i legali di Parolisi accusano una donna

Melania Rea

CASO MELANIA REA – All’indomani della richiesta di arresto della Procura di Ascoli Piceno per Salvatore Parolisi, il Caporal maggiore dell’esercito italiano, accusato dell’omicidio della moglie Carmela Melania Rea, gli avvocati dell’uomo passano al contrattacco e avanzano l’ipotesi che ad uccidere Melania sia stata una donna.

Melania Rea, 29 anni, originaria di Somma Vesuviana, ma residente a Folignano in provincia di Ascoli, dove il marito Salvatore lavora come istruttore presso la Caserma Clementi, era stata ritrovata morta il 20 aprile scorso nel bosco di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, a due giorni dalla denuncia della scomparsa da parte del marito, che disse agli inquirenti che la moglie si era allontanata mentre si trovavano insieme nalla figlioletta di due anni nel parco di Colle San Marco, ad Ascoli, al confine con il teramano. Il corpo di Melania è stato ritrovato martoriato da 33 coltellate.

Dopo mesi di indagini, gli inquirenti hanno messo sotto inchiesta Salvatore Parolisi e ieri ne hanno chiesto l’arresto. Oggi, i difensori di Parolisi dichiarano che una donna potrebbe aver ucciso Melania Rea, ipotesi che, tra l’altro, era stata genericamente avanzata nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere. Gli avvocati poggiano la loro tesi sui risultati della perizia dell’anatomopatologo Adriano Tagliabracci, da cui è emerso che “sotto le unghie di Melania è stato trovato Dna femminile”.

L’avvocato di Parolisi, Walter Biscotti, spiega che nel fascicolo della perizia dell’anatomopatologo, nominato dalla Procura di Ascoli, si può leggere che “sotto le unghie di Melania si trova un Dna misto della vittima e uno femminile”. Questi i risultati dell’esame del cadavere. Ha spiegato poi l’avvocato Biscotti che “sempre secondo la perizia”, Melania “si è difesa dal suo assassino con le mani, quindi diventa rilevante al fine di determinare la dinamica della morte, la presenza di questo Dna femminile”.

Prosegue l’avvocato che “le ferite inflitte post mortem a Melania sono datate in un tempo considerevolmente distante da quello della morte, e visto che Parolisi, secondo la stessa ricostruzione dell’accusa, è stato visto da numerosi testimoni alle 15.30 a Colle San Marco, questa è una prova della sua estraneità al delitto”. L’unica traccia di Dna di Salvatore Parolisi è stata ritrovata sulla bocca di Melania, ha spiegato ancora l’avvocato Biscotti. “Probabile conseguenza di un bacio”, ha concluso il legale.

Nella perizia di Tagliabracci, poi, “non c’è alcun riferimento ad una presunta tecnica militare utilizzata nel commettere il delitto”, ha precisato l’avvocato di Parolisi, in riferimento ad alcune indiscrezioni circolate nei mesi scorsi.

L’anatomopatologo ha stabilito che la morte di Melania Rea è avvenuta entro un arco di tempo che va dalle 14 alle 15:30.

Redazione