Omicidio Melania Rea: l’assassino ha utilizzato una tecnica militare

Melania Rea e Salvatore Parolisi

OMICIDIO MELANIA REA -Emergono nuovi dettagli nel quadro delle indagini sull’omicidio di Melania Rea, la ventinovenne originaria di Somma Vesuviana uccisa nell’aprile scorso a Ripe di Civitella, e i magistrati che conducono l’inchiesta sospettano sempre più del marito della vittima. Oggi Salvatore Parolisi è tornato al lavoro nella caserma Clementi (anche se non dovrà più addestrare le reclute) ma proprio in queste ore i pm di Ascoli rinnovano le accuse nei suoi confronti, spiegando di averne chiesto l’arresto in ragione della sua “pericolosità“.

A rendere critica la posizione dell’uomo ci sono vari elementi. Uno di questi è l’ora dell’omicidio, che si è verificato tra le 14 e le 15: questo è lo stesso orario in cui Parolisi ha detto che lui e Melania si trovavano invece a Colle San Marco e in cui i loro telefoni cellulari risultano invece agganciati alla cella di Ripe di Civitella. Poi bisogna considerare la dinamica dell’omicidio. Secondo i magistrati, la vittima “si fidava totalmente della persona con la quale si trovava in quel momento nel boschetto di Ripe” e si può escludere “che ci sia stata lotta o resistenza”. Tra l’altro secondo la ricostruzione degli inquirenti la donna è stata sorpresa dall’assassino mentre faceva pipì e questo per l’accusa è un altro dei dettagli a sfavore di Parolisi.

I magistrati hanno inoltre definito il delitto “di rara efferatezza“: Melania sarebbe stata presa alle spalle dall’aggressore, che avrebbe tentato di scannarla in un modo che fa pensare ad una tecnica militare. A quel punto la donna avrebbe tentato inutilmente la fuga, per poi essere raggiunta da ventisei coltellate.

T.D.C.