A Palermo si ricorda Paolo Borsellino, domani 19 anni dalla strage di Via D’Amelio

Via d'Amelio a Palermo dopo l'attentato del 19 luglio 1992

COMMEMORAZIONI PAOLO BORSELLINO – Continuano le manifestazioni in memoria del magistrato siciliano che perse la vita 19 anni fa (il 19 luglio), insieme a 5 agenti della sua scorta, in Via D’Amelio a Palermo, in un attentato di stampo mafioso sulle cui responsabilità – data la gravità e vastità della materia (trattativa mafia-stato) sul quale il giudice stava indagando col suo pool di magistrati – ancora non si è fatta abbastanza luce.
E’ quello che chiedono i familiari di Borsellino, i familiari delle vittime di mafia, i magistrati intervenuti alle iniziative di questi giorni, e i tanti siciliani e cittadini italiani riuniti nelle associazioni a sostegno della verità su quei fatti.

Oggi è stata la volta del “Popolo delle agende rosse” – che prende il nome dall’agenda appartenente a Paolo Borsellino, misteriosamente sparita il giorno della sua uccisione e mai più ritrovata -, che ha organizzato un presidio davanti al Palazzo di giustizia per esprimere solidarietà ai magistrati alla vigilia del diciannovesimo anniversario dell’eccidio. A loro ha parlato il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, affermando che “C’è una parte del Paese che non vuole conoscere la verità sui misteri italiani (…) L’Italia dei collusi e dei corrotti. Comunque – ha aggiunto – rispetto a qualche anno fa ne sappiamo di più. Il miglior modo di essere cittadini è avere coraggio e responsabilità e rifiutare il tentativo di tenere le persone suddite e teledipendenti”.

La risposta a queste parole è arrivata oggi dal capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, il quale ha dichiarato: “Non sappiamo a chi si riferisce Ingroia quando dice che c’è una parte del paese che non vuole sapere chi sono i responsabili di via d’Amelio. Noi siamo assolutamente impegnati a far sì che si faccia luce, in modo reale e non per far propaganda, su quello che è avvenuto con gli attentati fatti nei confronti di Borsellino e Falcone”.  “E’ venuto il momento di sapere chi e perchè ha organizzato il depistaggio”, ha detto inoltre Manfredi Borsellino (figlio di Paolo) chiedendo, come aveva già fatto Rita Borsellino nei giorni scorsi, che si faccia davvero chiarezza sulla strage, in particolare su una delle pagine oscure del processo: le false accuse di Vincenzo Scarantino, in base alle quali sono stati condannati con sentenze definitive alcuni boss mafiosi estranei all’attentato.

Domani a Roma (alle 10) la Commissione parlamentare Antimafia ricorderà il giudice e tutti i caduti di mafia della magistratura e delle forze dell’ordine, con la deposizione di una corona di fiori al Sacrario della Scuola superiore della polizia di Stato a Roma.

Annarita Favilla