Commemorazione Paolo Borsellino, Fini: non candidare i sospettati di mafia

Il presidente della Camera Gianfranco Fini

PALERMO: FINI A COMMEMORAZIONE BORSELLINO – Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha partecipato oggi al Palazzo di giustizia di Palermo alla cerimonia, organizzata dall’Anm, per la commemorazione, del magistrato antimafia Paolo Borsellino, ucciso insieme agli agenti della sua scorta nella strage di via d’Amelio il 19 luglio 1992.

Il Presidente della Camera ha detto nel suo intervento: “La mafia punta a svuotare lo Stato incuneandosi nelle zone d’ombra che possono essere presenti e sfruttando aree di contiguità”. E ha messo in guardia sulla necessità di “mantenere alta l’attenzione morale contro l’assopimento delle coscienze”.

Riferendosi all’attuale governo e al caso del Ministro per le Politiche Agricole Saverio Romano, pur non citandolo espressamente, Fini ha ammonito che “non bisogna dare posti di responsabilità pubblica a chi risulta inquisito”.

Per combattere la mafia, ha affermato il Presidente della Camera, occorre una forte mobilitazione dell’opinione pubblica, ma anche l’impegno della politica, per questo, ha sottolineato Fini, “è necessario fare pulizia, quando serve, combattendo ogni forma di contiguità con la criminalità organizzata“. Di conseguenza, Fini ha esortato a “non candidare coloro che sono sospettati di avere contatti con la mafia”, a “non elevare a posti di responsabilità pubblica chi risulta inquisito”, pur precisando che va rispettato il “sacrosanto principio della presunzione di innocenza“. Per Fini comunque “non è necessario aspettare sentenze definitive per prendere le decisioni che servono, basta applicare principi di responsabilità politica e di etica pubblica”.

“Nella battaglia contro la criminalità organizzata quello politico è un fronte decisivo”, ha insistito Fini, “un fronte che passa sia per l’attività di governo che per l’attività legislativa”. Soprattutto, i partiti devono essere capaci di “fare pulizia al proprio interno, eliminando ogni ambigua zona di contiguità con la criminalità e il malaffare”.

Il Presidente della Camera ha anche insistito sulla necessità della ricerca della verità: “Bisogna continuare a cercare la verità, la verità sul presente e sul passato, perché in una società democratica non possono esserci scheletri nell’armadio o segreti di Stato. Il diritto alla verità è un diritto del cittadino” e “rappresenta la precondizione necessaria per il pieno esercizio della libertà e quindi della democrazia nella battaglia contro la criminalità organizzata”, ha concluso Gianfranco Fini.

Poi il presidente della Camera ha deposto una corona d’alloro in via D’Amelio, nel luogo della strage dove 19 anni Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta furono uccisi da una bomba. Fini è stato accolto dal fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, e si è fermato anche a parlare con i giovani delle agende rosse. Ha ricevuto anche una copia della pagella di Giovanni Falcone, che sono riusciti a recuperare gli studenti del Convitto nazionale.

Redazione