20 luglio 1944: i congiurati dell’operazione Valchiria tentano di uccidere Hitler

Adolf Hitler

20 LUGLIO 1944: ATTENTATO A HITLER – Se quella che è passata alla storia come operazione Valchiria fosse andata a buon fine, la Seconda Guerra Mondiale si sarebbe conclusa con un anno di anticipo. L’operazione stessa costituì la maggiore espressione del dissenso all’interno del regime di Adolf Hitler nel quadro delle gerarchie militare. La disapprovazione nei confronti del Fuhrer e dei suoi metodi si fece particolarmente viva nel 1942: a questo clima contribuirono le prime sconfitte subite dalla Germania nel quadro del conflitto.

Si creò dunque un gruppo di militari che iniziò a studiare un piano per eliminare Hitler: dopo alcuni tentativi di colpo di stato naufragati per lo più per problemi tecnici, tra il ’42 e il ’43, i cospiratori iniziarono a pianificare l’operazione Valchiria. Il progetto di un attentato alla vita di Hitler prese forma nella seconda metà del 1943, quando la situazione sul piano bellico iniziava a farsi critica per i tedeschi. Buona parte dell’esercito pensava infatti che il protrarsi della guerra avrebbe portato il Paese al disastro e, visto che il Fuhrer non voleva sentir parlare di resa, l’unico modo per chiudere il conflitto apparve l’eliminazione del leader, a cui sarebbe seguito un nuovo governo.

Nella primavera del 1944 aderì al complotto anche Erwin Rommel, che aveva comandato le forze tedesche inviate in Africa due anni prima. Il problema principale era quello dell’attuazione pratica dell’attentato, poiché Hitler era ben protetto (anche perché i vertici della Gestapo, la polizia nazista, sospettavano che gli ufficiali dell’esercito stessero tramando contro il Fuhrer) e aveva ridotto all’osso le sue apparizioni pubbliche. Inoltre i generali ritenevano che fosse necessario uccidere non solo Hitler ma anche due tra i personaggi a lui più vicini, Heinrich Himmler e Hermann Göring.

La figura chiave all’interno del gruppo dei congiurati era Claus Schenk von Stauffenberg, tenente colonnello che all’inizio di luglio del 1944 ottenne la nomina di capo di Stato maggiore per l’esercito territoriale a Berlino, avendo quindi la possibilità di partecipare alle riunioni con il Fuhrer.

La data scelta per l’attentato è il 20 luglio del 1944, data in cui von Stauffenberg era stato convocato alla Wolfsschanze (il luogo cioè dove Hitler aveva stabilito il suo quartier generale dal giugno del 1941) per un incontro con Hitler. Lui e il tenente Werner von Haeften si recarono al quartier generale portando nelle rispettive borse due ordigni esplosivi, che avrebbero dovuto scoppiare secondo un meccanismo a tempo: l’incontro col Fuhrer, però, venne anticipato di mezz’ora, cosa che creò ai due diversi problemi tecnici. I due ufficiali riuscirono comunque a lasciare le bombe all’interno del rifugio, uscendone prima della deflagrazione. Hitler, però, rimase illeso.

Von Stauffenberg, von Haeften vennero arrestati e giustiziati il giorno seguente, insieme ad altri due ufficiali direttamente coinvolti nell’attentato. In un secondo momento tutto coloro che avevano avuto in qualche modo a che fare con il complotto vennero catturati, per un totale di cinquemila arresti: tra questi, duecento vennero giustiziati.

Tatiana Della Carità