Piazza Affari crolla. La manovra Tremonti non basta

PIAZZA AFFARI – La Borsa di Milano, come molti altri mercati europei, chiude in profondo rosso: il Ftse Mib scende del 3,06% (a 17.885,74 punti) e il Ftse All Share del 2,87% (a 18.627,66 punti). La manovra da 43 miliardi varata dal governo in fretta e furia non rassicura i mercati e non riesce ancora a fronteggiare la speculazione finanziaria; le vendite al ribasso hanno certo interessato tutta Europa e Wall Street, ma con valori negativi decisamente inferiori, anzi dimezzati: Londra e francoforte hanno persol l’1,55%, mentre Parigi il 2,04%. Piazza Affari brucia ben 12 miliardi di euro che, in gran parte, sono da attribuire all’ennesimo flop dei titoli bancari: il titolo peggiore del settore è stato Mps (-7,22 per cento), seguito da Banco Popolare (-6,67 per cento), Unicredit (-6,36%) e Intesa Sanpaolo (-6,51%). Giornata nera anche per Parmalat che chiude in flessione del 7.15%, e per Fiat che perde il 4,37%.

Come si spiega la crisi dei mercati finanziari europei in genere e degli istituti di credito italiani in particolare? Il Vecchio Continente è sotto scacco da parte dei mercati finanziari per le incertezze di fronte alla crisi greca, con i big europei ancora divisi sulle strategie di salvataggio del debito pubblico di Atene. E teme che le indecisioni potrebbero avere conseguenze nefaste per l’euro nel caso in cui paesi come l’Italia e la Spagna si trovassero a loro volta in difficoltà.

Cesare Damiano, capogruppo Pd in Commissione Lavoro punta l’indice contro la maggioranza di governo e la manovra stilizzata dal ministro Giulio Tremonti: “Oggi i mercati ci dicono che la sfiducia nel governo sta pesando in modo determinante sul futuro dell’Italia. Berlusconi e i suoi ministri con la propria incapacità, sono diventati la palla al piede degli italiani. Hanno voluto approvare una manovra socialmente ingiusta ed economicamente inefficace dopo aver detto per tre anni che la crisi non c’era. Non hanno fatto passare nemmeno una delle proposte presentate dal Partito democratico. Si sono arroccati scaricando sui ceti medi e deboli una valanga di tagli e tasse. Non hanno toccato i loro amici evasori e con la loro impresentabilità stanno portando l’Italia a fondo. È ora di cambiare. Il governo -conclude Cesare Damiano- deve andare a casa per il bene del Paese”.

Redazione