Decimo anniversario della morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova. Il padre: “Nessuno ci ha chiesto scusa”

Carlo Giuliani al G8 di Genova

DIECI ANNI DALLA MORTE DI CARLO GIULIANI AL G8 – E’ il 20 luglio del 2001. A Genova è una calda giornata estiva, sembra una giornata come tante. Un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani, si sveglia e vorrebbe andare al mare, ma poi cambia idea rendendosi conto di quello che sta succedendo per le strade della sua città. In quei giorni infatti Genova è una città blindata, poiché è stata scelta come sede del G8: le persone hanno iniziato a scendere in piazza dal giorno prima, quando si è tenuta la prima manifestazione dei no global.

Ma il 20 luglio il clima è evidentemente più teso, anche perché arrivano i black block: gli otto grandi della Terra sono chiusi nell’inaccessibile ‘zona rossa’, chiusa a tutti fuorché alle forze dell’ordine, e nel frattempo fuori scoppia l’inferno. I black block creano disordini, le forze dell’ordine rispondono con cariche e colpi di manganello, verso tutti, indistintamente. Ad un certo punto, mentre sono in corso duri scontri tra polizia e manifestanti, a piazza Alimonda si sentono due spari provenire da una camionetta dei carabinieri. A premere il grilletto è il giovane carabiniere Mario Placanica. Carlo Giuliani, colpito ad uno zigomo, cade a terra e muore nell’arco di pochi minuti. Il mezzo delle forze dell’ordine, intanto, fa manovra per evitare gli altri manifestanti e passa due volte sul suo corpo.

Sono passati dieci anni da quel giorno e la famiglia di Carlo ancora attende le risposte alle innumerevoli domande su questa morte mai chiarita e, soprattutto, sulle responsabilità di quanto è avvenuto. Il padre, Giuliano Giuliani, racconta di aver lavorato in questo lasso di tempo per arrivare “alla verità” per compensare il “lavoro mai fatto dall’inchiesta”. Poi si indigna, perché su suo figlio sono state dette tante bugie. “Sono state dette le peggio cose – spiega – Addirittura Gianfranco Fini sosteneva che Carlo avesse in mano una bombola di gas. Sciocchezze. Carlo voleva andare al mare. Sotto la tuta aveva il costume. Poi girando per la città capisce quello che sta succedendo. E si arrabbia, partecipa anche lui. Compie un atto di resistenza”.

Inoltre è addolorato dall’atteggiamento del mondo politico e istituzionale nei confronti dell’uccisione di Carlo. “Nessuno dal mondo politico si è mai fatto vivo e nemmeno ha chiesto scusa“, dice.

T.D.C.