Somalia: bambini trasformati in soldati per un pugno di mosche

bambini soldato

SOMALIA AMNESTY INTERNATIONAL – Sorrisi spensierati, occhi innocenti e giornate all’insegna del divertimento. Queste dovrebbero essere le parole che descrivono l’inizio della vita di ciascuno di noi. Purtroppo non per tutti è così. Lacrime strappate con violenza, atteggiamenti di difesa e una quotidianità troppo aggressiva è la realtà che migliaia di bambini si trovano a dover affrontare ormai con regolarità. Catapultati nella ‘guerra tra potenti’ queste anime pure, ormai annerite dalla voglia di sopravvivenza, già da bambini si trovano a dover sapere impugnare un’arma, quell’oggetto metallico scuro come la pece che molti adulti hanno visto solo in televisione. E’ sufficiente un solo sparo, una sola scintilla da quella canna di diametro quasi insignificante, per trasformare una vittima in carnefice, in assassino spietato. Tutto questo in cambio di soldi e di un semplice (almeno per i paesi più ricchi) cellulare.

Ancora una volta, l’ennesima e sicuramente non ultima, è pervenuta una denuncia per “crimini di guerra”. Questa volta a essere oggetto dello scandalo sono i bambini somali trasformati in killer dai miliziani islamici Shabab. A denunciare un vero e proprio sistema di reclutamento è Amnesty International.

L’organizzazione ha infatti redatto un rapporto, comprendente più di 200 testimonianze, in cui è stato analizzato l’impatto che il conflitto armato iniziato nel Paese dal 1991, in seguito alla fine del regime del presidente Mohamed Siad Barre, ha sulla popolazione infante.

Nello specifico Michelle Kagari, direttore aggiunto per l’Africa di Amnesty, ha dichiarato che “un bambino in Somalia rischia di morire in ogni momento: può essere ucciso, reclutato e inviato al fronte, punito dagli Shabab perché ascolta musica o perché ha ‘cattive abitudini'”.

Tra le numerose rivelazioni, quella più esaustiva circa la metodica adottata per il reclutamento, è quella di un ragazzino di tredici anni di Mogadiscio: “Gli Shabab sono arrivati una mattina…hanno detto ai professori che tutti i bambini dovevano uscire dalla classe. C’era una macchina fuori dalla scuola, hanno costretto i bambini a salirci sopra. Il professore è stato ucciso perché si rifiutava di obbedire“. Parole che straziano il cuore ma che soprattutto portano a puntare il dito contro lo stesso governo somalo, accusato dalla stessa organizzazione di trascinare i bambini sui campi di battaglia: “Si è impegnato a rispettare i diritti dei bambini, ma deve ancora adottare misure concrete per mettere fine al ricorso di minori nelle sue forze armate”, ha dichiarato Amnesty.

E’ un conflitto senza fine, dove i bambini vivono orrori inimmaginabili tutti i giorni rischiano di diventare una generazione perduta, se il mondo continua a ignorare i crimini di guerra che riguardano tanti di loro“, ha concluso Kagari.

Questo è un documento shock che parla di bambini armati di otto anni spediti ad uccidere e di bambine costrette a svolgere le mansioni di casalinga, trasporto armi e di spose fin da tenera età. Un rapporto che parla di vite spezzate o deturpate dell’innocenza che un bambino deve avere.

Luca Bagaglini