Il 25 luglio sit in davanti ai Cie, da Torino a Lampedusa i giornalisti chiedono “Lasciateci entrare”

Una immagine del Cie di Bari

SIT IN IN DAVANTI AI CIE – “LasciaeCIEntrare” è il titolo della mobilitazione lanciata da parlamentari, consiglieri regionali, giornalisti, sindacalisti, associazioni e attivisti della società civile per lunedì 25 luglio, giorno in cui saranno organizzati sit in e manifestazioni davanti ai Centri di Identificazione e Espulsione (e ai Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) presenti su tutto il territorio italiano per protestare contro una circolare emanata lo scorso aprile dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni che restringe di molto la possibilità della stampa all’ingresso ai centri per migranti (a fronte dell’emergenza nordafricana).

Promossa da rappresentanti dei giornalisti (Fnsi e Ordine dei giornalisti), da un gruppo di associazioni (Art. 21, Asgi, Primo marzo, Open Society Foundation, European Alternatives) e dai parlamentari Jean Leonard Touadi, Rosa Villecco Calipari, Savino Pezzotta, Livia Turco, Fabio Granata, Giuseppe Giulietti, Furio Colombo e Francesco Pardi, la mobilitazione è stata indetta dopo vari appelli al Ministro Maroni affinché ritiri quella circolare e garantisca un’informazione adeguata su ciò che succede in quei centri di accoglienza e smistamento degli immigrati.  “I CIE, così come i CARA, sono da tempo off limits per l’informazione, luoghi interdetti alla società civile e in cui soltanto alcune organizzazioni umanitarie arbitrariamente scelte riescono ad entrare” – spiegano i promotori, e denunciano – “Questo si traduce di fatto in una sospensione del diritto-dovere di informazione che si va ad aggiungere alle tante violazioni già riscontrate in questi centri”.

Associazioni, gruppi e movimenti impegnati sui temi dell’immigrazione, razzismo e rispetto dei diritti umani in Italia hanno già da tempo denunciato e lanciato appelli su casi di maltrattamenti e violenze subite dai migranti all’interno di queste strutture, e chiedono dunque il rispetto dell’art.21 della Costituzione conseguente all’apertura a tutti i media e alle associazioni dei Cie e dei Cara da parte delle autorità governative: “Chi opera nell’informazione ritiene fondamentale avere modo di poter far conoscere alla pubblica opinione quanto in questi luoghi avviene, le ragioni dei continui tentativi di fuga e rivolta, dell’aumento dei casi di autolesionismo che spesso sfociano nel tentativo di suicidio.

L’informazione deve poterne parlare, la società ha il diritto di sapere. Così come migranti e i cittadini stranieri hanno il diritto di essere informati ed assistiti dai legali, dalle associazioni e dai sindacati”,  concludono i promotori, ricordando poi l’importanza dell’evento in vista del voto di martedì prossimo in Senato sul decreto immigrazione del governo che ha stabilito l’innalzamento a 18 mesi del tempo massimo di permanenza nei Cie.

Annarita Favilla