Guerra il Libia, Frattini: “La partenza di Gheddafi non è l’unica opzione”

GUERRA IN LIBIA – L’uscita di scena del Colonnello Gheddafi è ormai condizione inequivocabile per la cessazione dei bombardamenti Nato, ma circa il suo esilio si può ancora discutere. Così il ministro degli Esteri Franco Frattini, che nella giornata di oggi riceverà il vicepresidente del Cnt di Bengasi, Ali al-Issawi, preferisce lasciare questa decisione al popolo della Libia: “Se il popolo libico ritiene che una soluzione interna al Paese possa essere accettabile l’Italia sarà d’accordo. Noi abbiamo sempre detto che la partenza di Gheddafi era un’opzione. Ma non l’unica”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda delle dichiarazioni di Frattini recitano le parole di Mahmud Jibril, presidente del Consiglio nazionale di transizione che non respinge l’ipotesi di Muammar Gheddafi in patria purchè lasci il potere: “Per il Cnt la cosa più importante è che Gheddafi abbandoni il potere. Il resto lo deciderà poi il popolo libico. Non intendiamo trattare sul fatto che Gheddafi lasci il potere, ma sul ‘comè lascerà il potere”.

Intanto il rais ha lanciato l’ennesimo audiomessaggio ai suoi sostenitori raccoltisi a Sirte, sua città natale, ha dichiarato che non scenderà a patti con i rivoltosi e che la guerra sarà vinta dalla massa: “Non ci saranno negoziati tra me e i ribelli fino al giorno del Giudizio”, mentre alla Nato manda a dire: “Non potere affrontare un esercito forte di milioni di persone. Per la prima volta vi trovate di fronte un popolo in armi”.

La situazione sul campo di battaglia sembra procedere a grandi cavalcate in favore degli insorti che combattono intorno al porto della città di Brega e starebbero preparando l’assalto a Tripoli, anche se i fedelissimi del regime hanno contrattaccato con carri armati nei pressi di Zlitan, a 160 km dalla capitale. Proprio qui l’Alleanza Atlantica ha intensificato i bombardamenti aerei e, secondo la tv di Stato libica, ci sarebbero alcune vittime civili.

Redazione