In Francia il piano di salvataggio dell’euro non convince il Partito socialista

IL PARTITO SOCIALISTA E L’EURO – In Francia il piano di salvataggio delleuro lanciato lo scorso giovedì a Bruxelles dai dirigenti dell’UE non ha ricevuto il consenso unanime di tutte le forze politiche. Il Primo ministro François Fillon ha parlato di “una tappa assolutamente decisiva nella storia della zona euro” e ha tenuto a rassicurare i francesi sul fatto che le misure d’intervento stabilite a Bruxelles per venire in aiuto alla Grecia non avranno costi diretti sulle finanze pubbliche. Il Segretario generale dell’UMP, Jean François Copé ha dal canto suo qualificato come “decisivo” l’intervento tempestivo di Nicolas Sarkozy in difesa della Grecia, dell’Europa e dei Francesi.

All’interno del Partito Socialista, invece, l’accordo raggiunto giovedì scorso ha suscitato numerose riserve, di cui si sono fatti portavoce in particolare i due candidati alle primarie socialiste Ségolène Royal e François Hollande. La prima, ha giudicato il piano di salvataggio una misura “tappabuchi” e ha richiesto ai responsabili della zona euro di raggiungere entro l’estate decisioni chiare riguardanti la creazione di un fondo sovrano europeo, la nomina di una “commissione a capo della crisi finanziaria”, il divieto di speculazione e la riforma delle agenzie di notazione. François Hollande, il favorito delle primarie, ha parlato di un piano “necessario”, ma “estremamente tardivo” ed insufficiente, che nel medio e lungo termine non metterà la Grecia al riparo da una nuova crisi economica.

Il candidato socialista ha accusato il Presidente della Repubblica francese e la cancelliera tedesca Angela Merkel di essere intervenuti troppo tardi nel dirimere la questione, che se affrontata diciotti mesi fa, ha detto, non avrebbe prodotto la crisi che l’euro si trova oggi ad affrontare. Ci sono state troppe “tergiversazioni”, ha dichiarato Hollande, questo ha consentito che le speculazioni finanziarie prendessero piede, mettendo in serio pericolo altri paesi della zona euro, quali l’Irlanda ed il Portogallo. Molto dunque resta ancora da fare per Hollande, che rifiuta di cadere in quello che lui chiama l’”ottimismo beato” dei suoi avversari politici.

Flavia Lucidi