Norvegia: l’orrore di Utøya

Ragazzi norvegesi scampati alla sparatoria di Utøya, 22 luglio 2011
NORVEGIA: ISOLA DI UTØYA – È un racconto agghiacciante quello dei testimoni della sparatoria sull’isola di Utøya, dove hanno trovato la morte 85 persone. Un incubo durato un’ora. Colpi d’arma da fuoco sparati ogni pochi secondi. Centinaia i ragazzi che avevano raggiunto l’isola, poco distante da Oslo, per il campo estivo dei giovani laburisti: tutti tra i 15 e i 25 anni. Sono loro i testimoni più diretti dell’orrore che ha sconvolto la Norvegia.

Molti dicono di non aver capito subito cosa stava accadendo. Sulle colonne del quotidiano Dagbladet, una ragazza di 21 anni ha raccontato di aver pensato inizialmente a dei fuochi d’artificio. Quando ha visto la gente fuggire via, quando ha sentito le urla, ha capito che qualcosa di terribile stava accadendo. “Sentivamo che sparava alla gente vicino a noi” ha raccontato la ragazza, che ha trovato rifugio nascondendosi in una buca del terreno: “Li inseguiva e non potevamo rischiare di rivelare il nostro nascondiglio. Lo abbiamo sentito passare molte volte”. Un altro racconta di aver visto “un poliziotto con i tappi per le orecchie. Ha detto: “‘Vorrei riunirvi tutti’. Poi ha iniziato a sparare. Siamo corsi sulla spiaggia e iniziato a nuotare verso la terraferma”.

Un’altra ragazza racconta che Anders Behring Breivik, l’autore dell’attacco, “camminava lentamente lungo l’isola e ha sparato contro tutti. Poi si è avvicinato verso il posto dove ero seduta e ha aperto il fuoco uccidendo subito dieci persone. La cosa strana è che era così calmo. Sono riuscita a salvarmi perché mi sono buttata in acqua”. Come lei hanno fatto molti altri. Tante persone che abitano intorno all’isola Utøya hanno cercato di prestare soccorso ai giovani, utilizzando le loro barche. Questo il racconto che Torill Hansen ha fatto ai microfoni della tv Nrk: “Ho fatto salire dieci persone. Poi la barca era piena ed è stato terribile quando non ho potuto caricare l’undicesimo e il dodicesimo”.

Antonio Scafati