Amy Winehouse: dito puntato contro i suoi agenti. Era impreparata al tour

Amy Winehouse

MORTE AMY WINEHOUSE – Parole dure quelle rivolte agli agenti di Amy Winehouse, la cantante di 27 anni rinvenuta sabato scorso nella sua abitazione priva di vita. A puntare il dito è stato ieri il copresidente della Island Records, Darcus Beese e la motivazione è da ricondurre all’imposizione data alla cantante di salire sul palco nonostante le condizioni di salute non lo permettessero. Ad essere sotto ‘inchiesta’ per il copresidente è il tour del mese scorso, annullato solo dopo la prima tappa di Belgrado. In quell’occasione la Winehouse non riuscì a portare a termine il concerto in quanto troppo ubriaca.

Era completamente impreparata per il tour“. Queste le precise parole di Beese, il quale ha sottolineato un atteggiamento da “pazzi” rivolgendosi agli agenti della 27enne.

Ovviamente non sono mancate le reazioni degli “imputati”, i quali attraverso il Times hanno fatto sapere: “Darcus ha detto che il tour era una pazzia ed ha confermato di avere avuto discussioni con il management della cantante per le loro dimissioni. Darcus ha detto che il suo problema era la cocaina“.

Immediata la difesa da parte della Metropolis, la società di management che si occupava della gestione del lavoro della cantante: “Amy voleva davvero fare i suoi show. Era stata una sua decisione”.
Parole queste decise ma che in molti hanno criticato. Intanto si attende l’autopsia fissata per oggi. Numerosi sono stati coloro che hanno attribuito la causa del decesso ad un overdose. Nello specifico questo è stato confermato al tabloid People da un testimone che vide la cantante acquistare le sostanze stupefacenti. “Amy sembrava decisa ad avere un grande venerdì sera. Era in giro per Camden venerdì sera, ma sembrava determinata – ha specificato la fonte – a trasferire il party nella sua casa. Nessuno di noi sa dire chi era con lei nelle prime ore di sabato. Ma andare fuori di testa era chiaramente il suo principale pensiero quello notte”.

Luca Bagaglini