Omicidio Meredith, la perizia al processo d’appello: “Sul coltello non ci sono tracce di sangue”

Meredith Kercher

PROCESSO MEREDITH: NIENTE SANGUE SUL COLTELLO – Va in scena a Perugia l’ennesimo atto della vicenda giudiziaria di Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati dell’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher. I due ex fidanzati sono stati condannati in primo grado rispettivamente a 25 e 26 anni di carcere ma il processo d’appello potrebbe dare un esito diverso. Nell’udienza odierna la parola è passata ai periti, che hanno rilevato un dettaglio fondamentale: i loro esami hanno infatti evidenziato che sul coltello che l’accusa ritiene essere l’arma del delitto “non c’è evidenza di presenza di sangue“. Nel mirino anche il gancio del reggiseno della vittima, preso dall’accusa come prova contro Sollecito: il reperto sarebbe infatti stato contaminato “con un guanto sporco” durante l’archiviazione. I due esperti hanno dunque confermato quanto dichiarato a fine giugno, quando avevano definito “non attendibili” gli elementi ricavabili dall’analisi del coltello e del gancetto, anche perché “non sono state seguite le procedure internazionali di sopralluogo e i protocolli di raccolta e campionamento”.

Esulta Giulia Bongiorno, legale di Sollecito. “Credo che oggi ci sia stata una approfondita e inequivocabile analisi del Dna sul gancetto di reggiseno – dichiara – L’unico elemento per il quale Sollecito è stato condannato. Finchè l’ha detto la difesa si poteva pensare a una tesi di parte mentre oggi è stata documentata dai periti”. Il 30 luglio i periti verranno controinterrogati.

Redazione online