Strage in Norvegia: due complici hanno aiutato Breivik

STRAGE IN NORVEGIA – Anders Behring Breivik è comparso dinanzi al giudice del tribunale di Oslo ieri alle 13. Ad attenderlo all’esterno una folla di gente che ha cercato di bloccare l’auto su cui viaggiava per linciarlo, ma la polizia è dovuta intervenire per consentirne il passaggio. L’udienza preliminare è durata circa un’ora e Breivik ha ammesso di aver piazzato lui l’esplosivo nel centro della capitale, per poi trasferirsi celermente verso l’isola di Utoya. Ma nel progettare gli attentati ha goduto dell’appoggio di altri due complici, come ammette egli stesso al giudice Kim Heger, dando adito all’ipotesi di una vera e propria organizzazione che potrebbe trovare altri emulatori in tutta Europa e negli Stati Uniti. Nel memoriale pubblicato sul web poco prima degli attacchi, l’attentatore parla di una rete internazionale di “cavalieri templari” costituita da cellule indipendenti e autonome e con probabili ramificazioni anche in Italia.

Intanto le indagini si sono propagate fin in Polonia, a Breslavia, dove Breivik ha comprato online prodotti chimici per fabbricare l’esplosivo; e proprio per questo motivo il killer di Oslo era stato segnalato ai servizi di sicurezza qualche mese fa. Un’altro filone di indagini porta a Praga dove l’estremista di destra avrebbe cercato vanamente di acquistare armi.

Tra gli obiettivi della follia omicida c’era anche Gro Harlem Brundtland, ex premier laburista norvegese, che si trovava sull’isola di Utoya quel venerdì ma, quando è giunto l’attentatore, lei era già andata via dopo aver tenuto un discorso sul palco. Nei suoi dibattiti sul web si legge che Breivik condannava la sua politica di tolleranza e multiculturalismo. Ora il killer è stato condannato a due mesi di carcere preventivo, di cui uno in totale isolamento, dove non potrà leggere giornali, nè guardare tv, ma potrà soltanto parlare con il suo legale. Lapidarie le parole del padre Jens: “Quello che avrebbe dovuto fare sarebbe stato uccidere se stesso, piuttosto che così tante persone”. Ma Breivik voleva festeggiare l’operazione con una bottiglia di vino francese e due prostitute di alta classe… Alla faccia della morale per cui credeva di lottare!

L.C.