Guerra in Libia, Al-Mahmoudi: “Gheddafi combatterà fino alla morte”

Abdul Hakim Belhaj

GUERRA IN LIBIA – Dal carcere di Tunisi l’ex premier libico Al-Baghdadi Ali al-Mahmoudi fa sapere che Muammar Gheddafi si trova ancora in Libia e che combatterà fino alla morte, mentre fonti del Consiglio nazionale transitorio sono certi che Saif al-Islam sia a Bani Walid a guidare le truppe lealiste contro l’avanzata dei ribelli. Nella roccaforte di Sirte uomini fedeli al regime, armati di artiglieria pesante, impediscono l’accesso agli insorti e tengono sotto scacco la popolazione civile: basti pensare che chiunque sia dotato di un generatore elettrico viene perseguitato o torturato dai lealisti, poichè sospettati di ascoltare i messaggi radio provenienti dall’esterno della città. Secondo il Cnt a guidare le operazioni a Sirte ci sarebbe Mutassin Gheddafi, figlio del rais, e si anniderebbe nell’ospedale di Ibn Sina per evitare di essere colpito.

Ma intanto tra le file ribelli iniziano a scoppiare scintille interne tra le fazioni armate di stanza a Tripoli, in particolare tra i fedelissimi del Cnt e la resistenza armata islamica, ritenuta vicina ad Al Qaida e guidata da Abdul Hakim Belhaj (vedi foto). Questultimo ha chiesto ai gruppi non autorizzati di deporre le armi, pena il rischio di un clima di terrore che potrebbe sconvolgere la capitale e non solo. Onde scongiurare un’ulteriore guerra civile Abdel Jalil, presidente del Cnt, ha posto le basi per la creazione di una forza armata di 22mila uomini nella sola Tripoli, al fine di gestire l’ordine pubblico e tenere a bada ogni proposito islamico.

L.C.