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martedì, febbraio 14th, 2012

Festival di Sanremo 2012 prima serata: Celentano noioso e offensivo, canzoni dimenticabili, nessun eliminato

irene fornaciari 478x350 Festival di Sanremo 2012 prima serata: Celentano noioso e offensivo, canzoni dimenticabili, nessun eliminato

Irene Fornaciari

FESTIVAL DI SANREMO 2012 – E’ iniziato il Festival di Sanremo 2012: 14 artisti in gara per la prima serata, ma solo dodici passeranno. Ci sono 300 giurati in sala che, tramite il voto elettronico (che ha dato parecchi problemi) decideranno delle due eliminazioni. Eliminazioni che poi non ci sono state per problemi tecnici (ne parliamo dopo in dettaglio).

Una prima serata “dimenticabile”, per le canzoni non eccelse, senza interpreti assoluti, con un Celentano che ha tenuto il palco ininterrotamente per 50 minuti senza dare mai la sensazione di piacere nel stare ad ascoltarlo…anzi, con la speranza, col passare dei minuti, che la performance sarebbe finita il prima possibile.

Sanremo comunque significa 62 anni di musica a canzone popolare italiana per circa 1800 canzoni cantate in totale. Vediamo come è andata la prima serata momento dopo momento in diretta live.

Il primo cantante in gara ad esibirsi sul palcoscenico dell’Ariston, presentato dal conduttore Gianni Morandi, è stato Dolcenera, salita alla ribalte delle cronache con il reality show “Music Farm” e poi consolidatasi con alcuni album di successo. La cantante di Trani ha intonato la canzone “Ci vediamo a casa”: nessuna emozione particolare nel sentire il suo pezzo. La Dolcenera degli esordi aveva grinta e idee da vendere, accostata spesso alle ormai “grandi” Elisa e Carmen Consoli….ora ci sembra aver smarrito la strada per un percorso più commerciale, magari più redditizio ma meno artistico.

Subito dopo è stata la volta di Samuele Bersani con “Un pallone“, un pezzo tipico della stile del cantautore riminese, quello di giocare con le parole, con dei contenuti tesi alla ricerca di un equilibrio tra la chiarezza del contenuto e la metafora poetica. La canzone parla dell’Italia, ma non riesce a cogliere nel segno.

Dopo i primi due brani Morandi ha comunicato che la giovane modella Ivana Mrazova, che lo avrebbe dovuto accompagnare come valletta in tutte le puntate della kermesse, è rimasta bloccata da un problema al collo (probabilmente la tensione nervosa) e addiritura ricoverata in Ospedale. Poi il “Gianni” nazionale ha presentato quella che sarà la spalla del Festival da lui condotto: Rocco Papaleo, che ha iniziato presentandosi in cappotto e scherzando sulla nuova sobrietà del Governo Monti rispetto al precedente esecutivo guidato da Berlusconi. Visibilmente emozionato, l’attore ha “giocato” con Morandi, scherzando sul modo di fare il conduttore e facendo qualche battuta per “rompere” il ghiaccio.

Morandi insieme a Papaleo hanno presentato il terzo artista in gara, Noemi, anche lei reduce da un reality show, in questo caso X Factor. La canzone “Sono solo parole” (scritta da Fabrizio Moro) ha evidenziato la bravura canora della cantante, paragonata da Morandi (in maniera estremamente azzardata) alla immensa e irragiungibile Janis Joplin. Oltre la voce, sicuramente valida, il testo della canzone non ci è sembrato indimenticabile, ma un esercizio puramente stilistico.

Papaleo ha poi presentato il quarto cantante in gara: Francesco Renga che ha cantato “La tua bellezza“. L’ex componente dei Timoria e poi vincitore come solista di Sanremo 1995 con la canzone “Angelo“, ha dato sfoggio della sua sicuramente interessante voce. Una canzone d’amore, come è nello stile del cantautore. Una canzone sanremese, come nello stile del Festival. Una canzone normalissima…

Gianni Morandi ha introdotto la quinta canzone della serata, “Al posto del Mondo“, cantata da Chiara Civello. Il “ragazzo” di Monghidoro ha così presentato la giovane artista: “Tony Bennett ha detto di lei che questa ragazza è la più grande cantante Jazz della sua generazione “. Una voce interessante, modulata su ritmi adeguati, ma stasera (Bennett ci perdonerà) non ha lasciato il segno.

Morandi presentando la sesta cantante ha parlato di una donna cresciuta a “pane e rhythm and blues“: Irene Fornaciari, figlia di Zucchero “Sugar” Fornaciari, che si è lanciata in un pezzo chiamato “Il mio grande mistero“. Forse la prima canzone delle altre cinque ascoltate finora che ha lasciato il segno. La Fornaciari ha esibito una grinta fuori dagli schemi rispetto al solito compassato “tono” delle canzoni del Festival, coinvolgendo il publico all’ascolto e facendo avverite delle emozioni. Una bella interpretazione.

Dopo la sosta per la pubblicità, mentre Morandi “fingeva” di presentare la settima canzone, un boato è echeggiato nella sala, con un susseguirsi di spari, uccisioni e immagini di apocalittiche scene di guerra. Con questa insusuale apertura è quindi arrivato il momento della star più attesa del 62° Festival di Sanremo, l’ospite d’eccezione: Adriano Celentano. Il “Molleggiato” è entrato in scena in silenzio, indossando un cappotto e sorseggiando un bicchiere di acqua mentre la folla lo acclamava. Poi ha iniziato il suo monologo spiritual-religioso pregno di luoghi comuni e non-sense (non è dato sapere se voluti o meno). Celentano se l’è presa con i preti perché non parlano abbastanza del Paradiso e con L’Avvenire e Famiglia Cristiana, definiti giornali inutili e ipocriti perché non parlano di Dio e dei suoi progetti ma solo di politica e rei di criticare persone piene del Signore come Don Gallo. Poi è entrata in scena Elisabetta Canalis, che ha rappresentato la bellezza dell’Italia che, causa la crisi, sta svanendo. E’ quindi poi giunto per il Molleggiato di cantare: si è messo al piano e ha cantato una delle sue hit. Poi è stata la volta del duetto con Papaleo: si è parlato di politica, del Governo Monti, delle difficoltà che ha con i partiti e del fatto che l’Italia non è più un Paese sovrano (che quindi il potere non appartiene più al popolo), visto che la Consulta ha dichiarato non valide 1milione e 200mila firme raccolte per il Referendum, invalidando di fatto il potere del popolo. Sollecitato dallo stesso Celentano, dal palco è stato Pupo a prendere la parola (avvalorando la decisione della Consulta), spalleggiato da Morandi che è entrato in scena e ha parlato anche lui dei Referendum. Al terzetto si è aggiunto Papaleo con una battuta… Un siparietto gestito in maniera approssimativa senza essere riuscito a cogliere nel segno e far riflettere. Celentano, per chiudere questo “momento” lungo e inefficace, ha riunito gli altri tre sul palco e ha cantato una canzone nel suo inglese inventato, con Morandi, Papaleo e Pupo che lo sostenevano danzicchiando e facendo il verso ai Blues Brothers. Poi, dopo altri dieci minuti di pseudo-canzoni in inglese Celentano ha finalmente smesso e ha ricominciato a pontificare dei massimi sistemi, di bene dei popoli, di Dio, di Gesù (concetti che non riusciamo a spiegare perché troppo alti per noi)…trovando anche 20 secondi del suo indimenticabile monologo per dare del deficente al giornalista del Corriere della Sera, Aldo Grasso, per le cose che scrive. E poi ha ricominciato a cantare… E poi ha ricominciato a pontificare sulla cinicità dell’Europa, della Merkel e di Sarkozy che pensano solo al profitto e ad armare il nostro Continente… E poi ha ricominciato a cantare (con l’ausilio del grande, lui si, Franco Battiato). Celentano… L’unica cosa che ci consola di questi strazianti e interminabili 50 minuti è che i 750mila euro del suo compenso (soldi dati “forzatamente” alla Rai da noi cittadini italiani) andranno in beneficenza. Finalmente la pubblicità…si ritorna alle canzoni.

Ora tocca ad Emma Marrone cantare, con la sua canzone “Non è l’inferno“… Emma è una delle candidate alla vittoria finale del Festival. Canzone asciutta, pulita, che ha messo in risalto le sue qualità canore. Testo non originalissimo ma comunque rispettabile, sentito…che parla di un nonno pieno di vita e speranza che racconta in maniera amara come è ridotto il nostro Paese oggi.

Ora le altre 7 canzoni in gara e poi si sapranno i due eliminati della serata.

Ecco i Marlene Kuntz con “Canzone per un figlio“, una delle scommesse “qualitative” di questo Festival targato Morandi, come era accaduto per i La Crus l’anno scorso. Il brano non è stato di facilissima lettura, vista anche la complessità di un gruppo non adatto per il pubblico di Sanremo. Dopo un intermezzo “canoro” (ma fatto solo per giustificare le bellezze di Belen Rodriguez e Elisabetta Canalis) arriva sul palco Eugenio Finardi con “E tu lo chiami Dio“: pezzo di qualità, considerato l’autore, ma senza particolare genialità e possibilità di riflessione . Subito dopo si sono esibiti Gigi D’Alessio e Loredana Berté che hanno cantato “Respirare”: un duetto inedito che ha richiamato un pezzo dalla musicalità che ricordava la disco dance fine anni ’70.

E’ poi la volta di Nina Zilli con “Per sempre”; artista che ha già al suo attivo alcuni successi commerciali e che stasera si è ripetuta, con una canzone che ha messo in evidenza le sue doti canore. Subito dopo tocca a Carone, che ha l’onore di avere come direttore d’orchestra Lucio Dalla che lo accompagna anche vocalmente in alcuni passaggi. Sicuramente un pezzo originale. Arisa con “La notte” ha cercato una consacrazione sia come artista che come donna, ma la canzone non ha lasciato particolari ricordi. La serata dei big si chiude con i Matia Bazar, che proprio qui vinsero l’ultima volta nel 2002 con “Messaggio d’amore”. Stasera hanno suonato “Sei tu“. Melodia piacevole, voce della Mezzanotte sempre notevole.

La serata finisce con un colpo di scena (l’unico della serata, per il resto molto anonima): Morandi annuncia che per problemi tecnici il voto di oggi è stato annullato e che quindi non ci saranno i due eliminati e  tutti i cantanti passano direttamente alla seconda serata. Qualche protesta, anche vibrata, con un paio di battute di Papaleo. Poi l’elenco degli otto “giovani” concorrenti di domani sera e la serata (finalmente) si chiude.

 

Direzione Online

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