Barcellona: si inaspriscono le norme sulla prostituzione

Prostituta (Getty Images)

NO ALLA PROSTITUZIONE A BARCELLONA – E’ stato approvato dal municipio di Barcellona, con i voti di CiU e PP, l’inasprimento delle norme che regolano la prostituzione. Il Comune ha nuovamente modificato la norma approvata sei anni fa, con lo scopo di proibire totalmente la prostituzione nelle strade. La proposta è stata presentata dal Partito Popolare ed è poi stata assunta come propria dal Governo di Xavier Trias (CiU), difensore della tesi proibizionista. L’ordinanza del 2006 sanzionava la prostituzione nelle strade in alcune circostanze, come ad esempio se monopolizza lo spazio pubblico, se l’atto sessuale ha luogo nella strada e se la negoziazione col cliente avviene a meno di 200 metri da una scuola.

Le multe per coloro che non rispettano tali regole oscillano tra i 300 e i 3.000 euro; la novità introdotta è che non vi saranno più preavvisi e si passerà direttamente all’imposizione delle sanzioni, modificando inoltre il regime sanzionatorio: fino a 300 euro dovranno essere pagati se la negoziazione avviene in strada, 750 euro se tale accordo avviene nelle vicinanze di un istituto scolastico e tra i 1.500 e i 3.000 euro se l’atto avviene in uno spazio pubblico.

La proposta, inizialmente approvata dalla Commissione di Presidenza del Concistoro, muove ora i suoi primi passi; tra i cambiamenti nella regolamentazione anche la possibilità di infliggere multe più pesanti ai clienti, nonostante i servizi dell’area di Prevenzione e Sicurezza del Concistoro di Barcellona si siano dimostrati contrari. Infatti secondo Josep Maria Lahosa, direttore dell’area di Sicurezza, la pressione politica e le sanzioni non aiuteranno a sconfiggere il fenomeno della prostituzione, ma si limitano a “trasferirla in luoghi meno visibili” e ricorda che “tutte le politiche proibitive hanno fallito”.  Continua inoltre affermando che l’espulsione dalla strada renderà più difficile per le donne accedere ai servizi pubblici e ai programmi di formazione.

Contrari all’inasprimento delle sanzioni anche i partiti della sinistra del Comune e le organizzazioni che lavorano con le prostitute, perché ritengono che in questo modo si lascino le donne più esposte alla mafia, non potendo più accostarle facilmente. Come affermato da Paula Arce, membro del collettivo Genera che lavora con le prostitute, “se si nascondono in locali o appartamenti, non potremo più intervenire”.

 

Sveva Valenti