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Economia

venerdì, giugno 8th, 2012

Giovani e lavoro: familismo e precarietà dominano il mercato italiano secondo Confindustria

GIOVANI E LAVORO – E’ stata pubblicata oggi una nuova indagine condotta da Confindustria utilizzando dato di Bankitalia, Istat e Censis, sull’occupazione e sulla qualità della vita giovanile e anche questa volta i dati non confortano, ma mettono in luce un Paese in cui domina il familismo ed è scarsissima la possibilità di un’ascesa sociale. Il sondaggio ha preso in considerazione un campione di ragazzi sotto i 35 anni e già se si considera solo lo stato degli esaminati emerge un dato emblematico: su 13 milioni di giovani, 9 abitano ancora tra le mura domestiche della famiglia d’origine; inoltre il numero di under 35 che hanno figli è bassissimo, per poco raggiunge i 2 milioni.

Questi risultati introducono alle questioni della condizione giovanile e fanno da anticamera a quelli riguardanti la situazione lavorativa che i giovani si trovano a dover affrontare e che sono ancor più problematici. Partendo dai laureati che hanno superato i tre anni dall’acquisizione del titolo di studio si è constatato che tra questi ben il 26% è ancora disoccupato. E’ quindi un’impresa ardua quella di trovare un impiego successivamente alla laurea e non esistono garanzie di nessun tipo sulla riuscita, tanto che in molti si ritrovano a dover vivere a casa dei genitori per sopperire al problema.

Un altro dato preoccupante è quello per cui risulta evidente che chiunque tra la componente giovanile è alla ricerca di un lavoro, è facilitato se possiede conoscenze: tra gli under 35 attualmente impiegati ben il 43% ha ricevuto il sostegno o la raccomandazione di amici, familiari o conoscenti.

Dall’indagine è emerso anche che il mercato italiano è un mercato altamente rischioso e assente in termini di garanzie per un giovane che vi s’inserisce: se la cosiddetta flessibilità in entrata, quella per cui è agevole venire assunti, ha una percentuale molto bassa (25% contro 35% della Germania e 45% del Regno Unito) nel nostro Paese, la flessibilità d’uscita è elevata ed è facile transitare dalla condizione di occupato a quella di inoccupato. Quest’ultimo dato, se rapportato ai risultati di indagini simili condotte su campioni di cittadini che superano i 35 anni, dimostra che il problema della precarietà, dell’insicurezza in termini lavorativi, è una questione tutta giovanile: il 6,3% dei lavoratori considerati giovani è a rischio di perdita del lavoro, mentre per gli over 35 la percentuale si riduce drasticamente fino al 2,1%.

 

Redazione online

 

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