Trattativa Stato-mafia: alla ricerca della scomoda verità 20 anni dopo la morte di Paolo Borsellino

La strage di via d'Amelio

 

 

TRATTATIVA STATO MAFIA – Venti anni fa il giudice Paolo Borsellino veniva ucciso in via d’Amelio, sotto la casa della madre e insieme a cinque agenti di scorta, in circostanze ancora avvolte nel mistero e nel segreto di Stato. A distanza di due decenni il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, cerca di far luce su questa zona grigia della nostra storia repubblicana e si dice convinto che Marcello Dell’Utri sia stato tra i protagonisti della trattativa Stato-mafia degli anni Novanta.

“Un imputato, il senatore Marcello Dell’Utri, mi ha definito pazzo e devo dire che a volte mi ci sento. Mi piace essere un po’ pazzo come Paolo Borsellino – ha confessato Antonio Ingroia –  perchè continuo a credere nella possibilità che, nonostante tutto, si possa raggiungere la verità sui grandi misteri del nostro paese”. Il procuratore ha risposto così al senatore Pdl Marcello Dell’Utri che ieri, dopo avere appreso di essere indagato per estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, ha definito i pm di Palermo e soprattutto Ingroia “pazzi e morbosi”. “Mi sento pazzo – ha proseguito il magistrato – di fronte all’imbarazzo per la verità e alla paura che spesso si denota anche dentro le istituzioni anche più insospettabili. Sono pazzo perchè credo in un’Italia che abbia il coraggio della verità, conquistata a qualsiasi prezzo e senza paura”.

Ma dal 1992 in poi non è mai stata istituita alcuna commissione d’inchiesta per indagare sulle stragi mafiose e sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra. E ancora una volta la magistratura palermitana, che cerca di scovare tutta la verità, sembra quasi isolata dal resto della magistratura, considerata eversiva. “Quest’anno non sono qui per Paolo, ma perchè ci sono dei giudici vivi da proteggere – ha dichiarato Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via d’Amelio -. Sono qui per questi magistrati. Li vogliamo vivi, non li vogliamo piangere. Vogliamo dei magistrati che indaghino e trovino la verità, e non permetteremo che nessuno si ponga come ostacolo alla ricerca di questa verità e giustizia, fosse anche il presidente della Repubblica”, ha detto a conclusione della conferenza ‘Trattative e depistaggi’ di Antimafia Duemila a Palermo. E un coro di voci si è alzata per gridare ‘Paolo vive’.

“Noi continueremo a fare il nostro dovere, a cercare le verità senza paure, anche quelle verità troppo scomode, senza cedere allo scoramento e alla tentazione della polemica e della rassegnazione – ha promesso il pm della Dda di Palermo Nino Di Matteo -. A chiedercelo è la sete di verità e giustizia della parte migliore di questo Paese, oltre a tutti i nostri morti, come Falcone e Borsellino, e l’amore per il nostro Paese”.

 

L.C.

 

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