Caso Ilva: carabinieri del Noe denunciarono lo ‘slopping’, Stefania Prestigiacomo sottovalutò il pericolo

Una veduta dell'acciaieria Ilva di Taranto (Getty Images)

 

 

TARANTO – Le polemiche sul caso Ilva vengono rinfocolate di giorno in giorno da nuovi retroscena, come la presunta mazzetta di 10.000 euro consegnata Girolamo Archinà, capo delle relazioni pubbliche dell’azienda, consegnata al consulente tecnico della procura, Lorenzo Liberti, affinché addolcisse le sue considerazioni sull’inquinamento. Circostanza filmata da un video a circuito chiuso registrato in un autogrill pugliese, ma che Liberti nega, giustificando che quella busta conteneva un accordo-quadro.

Ma quest’oggi le polemiche vengono rintuzzate dall’esplosivo rapporto del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Lecce del 2011 inviati al ministero dell’Ambiente, che documentava il disastro ambientale di Taranto. Nessun intervento fu deciso dall’allora ministro Stefania Prestigiacomo, nonostante il documento fosse comprovato da immagini inequivocabili e video che riprendevano ‘strani’ sbuffi dall’acciaieria più grande d’Europa. I carabinieri documentarono il cosiddetto fenomeno di ‘slopping’ in occasione delle colate d’acciaio, la fuoriuscita cioè di ossido di ferro, una nuvola rossastra che posandosi sporca di rosso gard rail e asfalto della provinciale.

E sempre al Noe toccò verificare alcuni esposti con allegati video su quello che accadeva nel reparto cokerie. Il 28 novembre del 2011, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce entrarono all’Ilva. Scrive il gip Patrizia Todisco: “L’esito fu sconcertante. Durante la fase di scaricamento i militari notavano personalmente, in sede di sopralluogo, la generazione di emissioni fuggitive provenienti dai forni che, una volta aperti per fare fuoriuscire il coke distillato, lasciavano uscire i gas del processo che invece dovrebbero essere captati da appositi aspiratori/abbattitori”.

 

Redazione

 

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