Amsterdam, Tramonto di Montmajour: scoperto nuovo dipinto di Van Gogh

Tramonto a Montmajour, opera attribuita a Vincent Van Gogh (Getty images)

Il Museo Van Gogh di Amsterdam esibirà fino al 24 settembre la nuova tela attribuita a Vincent Van Gogh custodita per anni in un sottotetto di una abitazione in Norvegia.

Una scoperta che riporta alla luce uno spezzone della produzione di un maestro del post impressionismo che aprì la pista alla corrente dell’espressionismo. L’opera, intitolata “Tramonto a Montmajour”, ritrae un paesaggio con arbusti, alberi della Provenza e, sullo sfondo, l’abbazia benedettina da cui prende il titolo.

L’autenticazione sarebbe giunta al termine di un lungo percorso di indagini: infatti, i ricercatori dell’Istituto sarebbero giunti all’attribuzione al termine di due anni di screening e grazie all’identificazione dei pigmenti utilizzati nel dipinto, è stata individuata una corrispondenza con la paletta della tavolozza che Vincent utilizzava nel periodo di Arles.
Come riporta La Repubblica.it, in un primo tempo, nel 1991, il museo aveva “rigettato” l’autenticità dell’opera. Tuttavia, con le nuove tecnologie di riconoscimento dei materiali è stato possibile invece far riemergere numerosi elementi che hanno provato l’autenticità del dipinto.

Tra le prove decisive, il fatto che la tela del dipinto sia dello stesso tipo di tela e con lo stesso fondo utilizzati in almeno un’altra opera “Arles, le rocce”, che si trova al Museum of Fine Arts di Houston. Ma non solo: l’opera “Arles, le Rocce” che risale al 1888 riproduce la stessa area geografica immortalata nel “Tramonto”.

L’opera che misura 93,3 x 73,3 centimetri sarebbe stata considerata un fallimento dall’autore che tuttavia l’aveva catalogata con il numero 180 nel 1891 con il titolo di “Sole al tramonto ad Arles”. Infatti, proprio il ritrovamento del numero sulla tela avrebbe determinato in maniera decisiva l’autenticazione.

Decisivo anche il fatto che alcune citazioni della tela siano emerse nella sua corrispondenza epistolare con il pittore Emile Bernard, all’epoca in cui Van Gogh si era trasferito ad Arles, nel febbraio del 1888. Un periodo fecondo e magico in cui Van Goh lavorava all’aperto,ed era affascinato dal paesaggio di Montmajour, e di cui ha lasciato numerosi dipinti che ritraggono le rovine del monastero, gli uliveti e le rocce che sbucano dalla collina.
In una lettera datata luglio 1888, Van Gogh scrisse a Bernard di essersi recato a Montmajour almeno 50 volte: E’ un enorme tratto di campagna piatta, di cui si può avere una ‘vista da uccello’ dalla cima di una collina. Vigneti e campi di grano appena raccolto, il tutto che si moltiplica all’infinito, estendendosi fino all’orizzonte come la superficie di un mare, limitato dalle piccole colline della Crau”.
Uno dei tre esperti che hanno accertato l’attribuzione, Theo Meedendorp, avrebbe spiegato che tra gli elementi fuorvianti che avrebbero comportato un primo rifiuto dell’attribuzione a Van Gogh potrebbe essere stato il carattere “di transizione” dell’opera: infatti, secondo Meedendorp, in quel periodo, “l’artista sentì sempre più l’esigenza di dipingere a impasto e di sovrapporre un crescente numero di strati di colore”.
Il nuovo dipinto, secondo l’esperto apparterebbe “ad un gruppo speciale di lavori sperimentali a cui Van Gogh a suo tempo può aver attribuito un valore di gran lunga inferiore a quello che gli diamo noi oggi”.

L’annuncio dell’attribuzione è stato fatto dal museo di Amsterdam che avrebbe espresso la propria soddisfazione sottolineando che era dal 1928 che non avveniva una scoperta simile: “Una scoperta di simile splendore non era mai accaduta nella storia del museo. E’ una rarità che si possa aggiungere un nuovo dipinto all’opera di Van Gogh, ma è ancora più eccezionale il fatto che si tratti di un lavoro di transizione e di un dipinto a grandezza intera di quando l’artista era al culmine della carriera”, ha dichiarato il direttore del museo Axel Ruger, .

Redazione