Obama parla alla nazione sulla Siria: occorre agire contro i crimini di Assad

Barack Obama (Foto: SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, parlando ieri sera in diretta tv alla nazione sulla crisi siriana, ha aperto alla proposta della Russia di risolvere per via diplomatica la questione delle armi chimiche in Siria, con l’arsenale di Damasco sottoposto al controllo delle Nazioni Unite. Ma allo stesso tempo, ha sottolineato la necessità dell’intervento militare qualora l’opzione russa dovesse fallire. Si deve reagire contro i crimini compiuti dal presidente siriano Bashar al Assad anche per dare un segnale a tutti gli altri dittatori, che in mancanza di una reazione potrebbero sentirsi legittimati a usare armi chimiche, è l’argomentazione del presidente Usa.

Obama ha tentato di fare leva sulle emozioni dei suoi ascoltatori, raccontando di “file di cadaveri di uomini, donne, bambini, uccisi da gas velenosi. Altri con la schiuma alla bocca, che rantolano alla ricerca di un respiro, e un padre che stringe il figlio morto che gli implora ad alzarsi e a camminare”. Così il presidente descrive l’attacco del 21 agosto scorso in un sobborgo di Damasco, quando sarebbero state impiegate armi chimiche, forse gas sarin, che provocarono la morte di più di 1.400 persone. Secondo Obama, non ci sarebbero dubbi, il responsabile di simili atrocità è Assad.

E’ costretto ad usare immagini dure e scioccanti, il presidente Usa, di fronte ad una popolazione, quella americana, ormai stanca di guerre e per la maggior parte contraria all’intervento militare in Siria. “Il Paese è stanco delle guerre e il nostro intervento non sarà a tempo indeterminato”, ha precisato, ma “limitato e mirato a scoraggiare l’uso di armi chimiche”.

“E’ troppo presto per dire quanto la proposta russa avrà successo – ha detto Obama -, ma potrebbe consentire di togliere di mezzo le armi chimiche senza un intervento militare“, ha ammesso. Per questo motivo il presidente ha chiesto al Congresso di posticipare il voto sull’uso della forza in Siria.

Non siamo il poliziotto del mondo – ha precisato Obama -, ma le atrocità, i crimini di guerra compiuti non possono rimanere senza risposta“, ha insistito. Si è trattato di “un crimine contro l’umanità“. Inoltre, la stessa sicurezza nazionale Usa potrebbe essere in pericolo: “Se non agiamo – ha spiegato Obama – il regime di Assad non vedrà alcuna ragione per fermare l’uso dei gas. E altri tiranni non ci penseranno due volte ad accumulare questi gas e ad usarli”. Il riferimento sottinteso è all’Iran, l’acerrimo e temuto nemico degli Stati Uniti. “Il rischio – ha aggiunto il presidente americano – è quello di una guerra chimica sui campi di battaglia contro le truppe Usa, e l’uso di queste armi letali da parte dei terroristi contro i civili“. Uno scenario “intollerabile” per il presidente Usa. “Questa è la posta in gioco”, ha sottolineato, riconoscendo allo stesso tempo come la sua decisione rischi di essere impopolare. Obama ha concluso tuttavia con una promessa agli americani: la guerra in Siria “non sarà un nuovo Iraq o un nuovo Afghanistan”.

Redazione