India: gli stupratori e assassini della studentessa di 23 anni condannati a morte

Proteste in India contro le violenze nei confronti delle donne (Foto: RAVEENDRAN/AFP/Getty Images)

Sono stati condannati a morte i quattro imputati nel processo per lo stupro di gruppo e l’assassinio di una studentessa indiana di 23 anni su un autobus a Nuova Delhi, lo scorso dicembre. Il caso suscitò clamore a livello internazionale per la brutalità dei fatti e, per la prima volta, proteste di massa in India contro la violenza sulle donne. Purtroppo però non è riuscito a fermare l’escalation di violenze sessuali, con altri gravi fatti di cronaca a danno sia di bambine indiane che di turiste occidentali in vacanza in India

Oggi è arrivato l’atteso verdetto del tribunale di Nuova Delhi. Si tratta del primo caso di condanna capitale per violenza sessuale. La pena inflitta agli imputati, tutti giovani, Mukesh Singh 26 anni, Vinay Sharma 20 anni, Pawan Gupta 19 anni, e Akshay Thakur 28 anni, è quella dell’impiccagione. Un quinto imputato, che all’epoca dei fatti era minorenne, è stato condannato lo scorso 31 agosto a tre anni di riformatorio, la pena massima prevista in India per i reati commessi dai minori di 18 anni. Un altro imputato, l’autista dell’autobus su cui fu commesso lo stupro, Ram Singh di 33 anni, considerato l’ideatore dello stupro, si è suicidato in carcere lo scorso marzo.

Il brutale episodio di violenza risale al 16 dicembre del 2012, quando una ragazza di 23 anni, studentessa di medicina, salì insieme al fidanzato su un autobus per tornare a casa dopo essere stati al cinema. A bordo dell’autobus c’erano i sei imputati, che dopo aver malmenato e immobilizzato l’uomo infierirono sulla povera ragazza con una violenza mostruosa ed indescrivibile. La giovane morì dopo tredici giorni di agonia in un ospedale di Singapore. In India l’hanno ribattezzata “Nirbhaya”, colei che non ha paura.

Redazione