Gloria Ascia, la bambina morta al Policlinico di Tor Vergata: indagati 7 tra medici e infermieri

Gloria Ascia, la bimba di due anni che soffriva di anemia fasciforme ed è morta al Policlinico di Tor Vergata con un polmone pieno di sangue. Sono stati indagati in sette da medici e infermieri, e si parla di una vena recisa forse per errore. Racconta Repubblica:

Antonino Ascia, padre della piccola Gloria, due anni, spirata nella sala operatoria del Policlinico Tor Vergata, mercoledì pomeriggio. Trattiene con dignità una rabbia che potrebbe esplodere in un urlo di dolore. E continua a ripercorrere quelle terribili ore. «Ma si può morire per un catetere? Cosa è successo davvero? » — non riesce a darsi una risposta Antonino. «I medici ci avevano detto che era un’operazione di routine, doveva durare al massimo trenta minuti. E invece è costata la vita a mia figlia». Un errore su cui la procura vuole vederci chiaro: sette, tra medici, infermieri e anestesisti del policlinico Tor Vergata sono indagati con l’accusa di omicidio colposo.

Il decesso delle bimba sarebbe avvenuto a causa del polmone destro pieno di sangue, come emerso da una prima lastra fatta alle ore 14:

La piccola è stata poi riportata in sala operatoria e lì dopo tre ore è morta per un arresto cardiocircolatorio. Antonino, 41 anni consulente del lavoro come la moglie Sara Avenia di sette anni più giovane, racconta. «Quel viaggio della speranza», dice lui, arrivato con la famiglia da Gela alla capitale. «In quel centro specializzato», per salvare la piccola Gloria, affetta da anemia drepanocitica (o falciforme), una patologia del sangue, attraverso il trapianto di midollo del fratello Riccardo, di sei anni. Un trapianto che si sarebbe dovuto realizzare i primi di ottobre.

Nel frattempo una serie di visite e due day hospital:

Il primo il 3 settembre. L’altro l’11settembre. Giorno in cui la bimba spira alle 18,45. «Era entrata la mattina alle 9,30 per l’inserimento di un catetere — ricorda il padre — Un’operazione di routine. I medici ci dissero che sarebbe durata al massimo trenta minuti ». Invece il tempo passava, tra i primi dubbi e domande che si insinuavano nella testa dei genitori. «Verso le 13.30 l’hanno riconsegnata a mia moglie — sottolinea l’uomo — La bimba era addormentata. Le hanno detto che a breve si sarebbe svegliata. Mia moglie gli cantava le canzoncine ma la bimba non rispondeva agli stimoli». Un campanello d’allarme per la donna che capisce che qualche cosa non stava andando per il verso giusto: «Mia moglie ha chiesto quale fosse l’esito della lastra. Le hanno detto che i medici erano in pausa pranzo ». Una risposta che Antonino ricorda con rabbia. «Poi, verso le 14,15 i medici si sono ripresi nostra figlia. Credo dopo aver verificato l’esito della lastra e i valori del sangue, rendendosi conto dell’emorragia in corso».

Fonte: www.repubblica.it