Riva Acciaio, protesta operai in esubero: fissato incontro Zanonato e presidente Ilva

Ilva (Getty Images)

Dopo l’annuncio della chiusura di sette stabilimenti della Riva Acciaio, appartenenti al Gruppo Riva, a seguito del sequestro di beni per circa 8 miliardi legato alle vicende giudiziarie dell’Ilva di Taranto, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato sta cercando di trovare una soluzione all’esubero degli oltre 1400 operai e allo stop della produzione.

MEDIAZIONE
Flavio Zanonato ha annunciato che per lunedì è stato fissato un appuntamento con il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, rappresentante di Riva Forni elettrici.

Al termine di un incontro Palazzo Chigi con il sottosegretario alla presidente del Consiglio Filippo Patroni Griffi, alcuni tecnici del ministero e il sottosegretario De Vincenti , il ministro dello sviluppo economico ha sottolineato che in merito all’ipotesi del commissariamento ad oggi “non è stata presa alcuna decisione di merito abbiamo deciso di rivederci lunedì dopo aver studiato a fondo la situazione. Ci sono aspetti complessi da valutare per vedere se è possibile gestire Riva Acciaio indipendentemente dal sequestro o se approvare una norma che salvaguardi la volontà dei giudici ed non blocchi l’attività produttiva. Con la seconda si potrebbe immaginare anche questo percorso ossia il commissariamento del gruppo”, ha concluso Zanonato.

SINDACATI
Intanto però il ministro Zanonato ha incontrato le segreterie nazionali di Fiom, Fim e Uilm per studiare il nodo della cassa integrazione per i 1.400 dipendenti in esubero in quanto l’azienda avrebbe deciso di avviare le procedure per l’attivazione della cig: “Ho parlato prima con Ferrante e mi ha detto che la chiederà. Giovedì ci sarà un incontro al ministero del Lavoro”, ha spiegato Zanonato.

Ma i sindacati alzano i toni e oltre ai presidi promossi negli stabilimenti della Riva che sono stati chiusi venerdì scorso, sollecitano un’intervento tempestivo da parte delle autorità tra cui l’ipotesi di nazionalizzare l’azienda.
Fabrizio Tomaselli, dell’esecutivo nazionale USB invita il governo e i partiti ad “abbandonare per un attimo la tragicomica vicenda Berlusconi e intervenire immediatamente, di rimuovere licenziamenti e discriminazioni, di procedere al sequestro, alla requisizione e alla nazionalizzazione di tutte le proprietà dei Riva”.

Mentre Rosario Rappa, responsabile della siderurgia Fiom Cgil sollecita “il commissariamento di tutto il gruppo Riva”, il segretario Generale dell’Ugl, Giovanni Centrella evidenzia la necessità di individuare “soluzione decisiva e strutturale, oltre agli ammortizzatori sociali, altrimenti il fermo deciso ieri dal Gruppo Riva rischia di trasformarsi in una tragedia per tutto il lavoro e per l’industria italiana, in un contesto locale e nazionale già fortemente compromesso”.

Luigi Sbarra, segretario Confederale della Cisl commenta invece che la “situazione che si è creata negli stabilimenti italiani del Gruppo Riva è un colpo durissimo per i lavoratori interessati e per la siderurgia nazionale, che per il sindacato è impossibile accettare. Occorre ora evitare – aggiunge il segretario- che una vicenda partita in nome di una giusta tutela ambientale si risolva paradossalmente in licenziamenti di massa o in una svendita forzosa di altri impianti bloccati e non inquinanti in cui gli unici a pagare ancora una volta sono i lavoratori. Su ciò chiamiamo il Governo ad un nuovo e rapido intervento, di emergenza e politica industriale che consenta la normale prosecuzione dell’attività produttiva e lavorativa e scongiuri, in un paese già provato dalla crisi, ulteriori tensioni sociali non imputabili alla sfavorevole congiuntura”.

PROTESTE
Dopo il presidio dei lavoratori di Caronno Pertusella contro la chiusura dello stabilimento Riva, oggi a Verona, in Piazza dei signori, si è svolta una protesta pacifica in difesa dei 479 operai dell’azienda.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi che al Sole 24 ore ha rilasciato una dichiarazione in cui spiega che la chiusura degli stabilimenti Riva si rivela un’emergenza industriale in quanto, sottolinea Squinzi, l’attività coinvolge un indotto di circa 1,8 miliardi (e 2,4 miliardi se si considerano le attività all’estero). “Soltanto in Piemonte sono 13mila le aziende che dipendono dalla fabbrica di Cuneo e 5mila gli artigiani che ricevono materiale da quello di Verona”.
Inoltre, questa manovra potrà avere effetti sui prezzi delle materie prime che rischiano forti rialzi (fino al 20%).

RIVA ACCIAIO
Da parte sua la Riva Acciaio ha diffuso una nota in cui sottolinea che l’azienda garantisce “pieno impegno a ricercare, in collaborazione con le Istituzioni, soluzioni per garantire la maggior tutela per i lavoratori. In merito alla cessazione di tutte le attività dell’azienda, ovvero dei suoi stabilimenti produttivi, comunicata ieri, Riva Acciaio precisa che non si è trattato di una scelta aziendale, bensì di un atto dovuto, cioè della tempestiva esecuzione del provvedimento del Gip che, ordinando il sequestro, ha sottratto alla proprietà la libera disponibilità degli impianti e dei saldi attivi di conto corrente. L’azienda, consapevole dell’impatto sociale provocato dalla disposizione impostale, ribadisce il proprio massimo impegno a collaborare con tutte le Istituzioni per ricercare le migliori soluzioni a salvaguardia dei propri lavoratori e del patrimonio aziendale”.

Redazione