Mega rissa organizzata sul web: caos per le strade di Bologna

Bologna (Getty Images)

Gli sfottò e la rivalità si sono trasformati in rissa a Bologna. Un odio forte lievitato tra due bande giorno dopo giorno sono lievitati sul web, giorno dopo giorno,  fino a trasformarsi, stavolta nella realtà, in una sorta di chiamata alle armi finita a pugni, calci e sprangate.

Una bolla di livore – racconta il corriere.it –  cresciuta dietro il presunto anonimato di un social network dalla fama controversa: «Ask.fm», accusato da molti di alimentare il cyberbullismo e finito nella bufera nell’agosto scorso dopo il suicidio in Inghilterra di Hannah Smith, 14 anni, bersaglio sul sito di insulti pesantissimi.

Una bolla esplosa nella placida realtà di un venerdì bolognese quando, all’improvviso, come usciti dal nulla, circa 250 ragazzi, tutti tra i 14 e i 18 anni, hanno trasformato i viali alberati, le aiuole e il lago con i cigni dei Giardini Margherita, polmone verde a ridosso del centro medievale, in un mega ring: botte, inseguimenti, pugni, calci, urla. «Una rissa così non si vedeva da anni» è stato il commento, attonito, di alcuni testimoni. E la stessa Procura dei minori ha riconosciuto «l’abnormità del numero delle persone coinvolte».

Ci sono volute 8 pattuglie dei carabinieri – prosegue l’edizione on line del corriere della sera – per riportare la situazione alla calma. Non ci sono feriti gravi, solo qualche contuso. Molti ragazzi si sono dileguati. Altri sono stati identificati. Ma le inchieste  sono solo all’inizio e puntano ad individuare tutti i partecipanti, tra i quali non è escluso ci fosse anche qualche maggiorenne.

A fare da miccia in questo mix tra virtuale e reale sarebbe stata, ma gli inquirenti sono cauti («È una lettura che va approfondita» ha precisato il capo della Procura dei minori, Ugo Pastore), una sorta di «guerra del censo» tra ragazzi benestanti e ragazzi (perlopiù immigrati) meno fortunati. I «Bolobene» contro i «Bolofeccia», li chiamano così ed esistono da sempre. Due universi adolescenziali divisi dallo stipendio e dal ruolo sociale dei genitori, dai quartieri in cui vivono e soprattutto dal tipo di scuola: i primi in gran parte liceali del centro, i secondi iscritti in istituti tecnici della periferia.

Una rivalità che sul web ha trovato terreno fertile – prosegue il corriere.it. A rissa compiuta, agli investigatori è bastato un clic su «Ask.fm» per trovarsi immersi in un clima di guerra. Più di 800 messaggi (tutti anonimi), molti di questo tenore: «È vero che domani vai ai giardini con il lanciafiamme per bruciare qualche bolofeccia?», «Voglio un mega rissone!!», «Dobbiamo portare le lame?». Aspettando le indagini, sul banco degli imputati finisce inevitabilmente un certo uso del web e pure il ruolo delle famiglie. Se per «Ask.fm», social network nato in Lettonia, 60 milioni di utenti, questa è l’ennesima tegola dopo il caso di Hannah e altri episodi di autolesionismo da parte di adolescenti che frequentavano il sito, «l’aspetto più importante – ha detto il capo della Procura dei minori, Ugo Pastore – è capire se alle spalle dei ragazzi ci sono famiglie idonee o no». Perché, come ha aggiunto il Garante della privacy, Antonello Soro, «i nuovi strumenti della rete, così popolari tra i giovani, hanno un potenziale offensivo dal quale non tutti sono capaci di difendersi».

Redazione online