Ricercatori, retribuzione: Italia al 24° posto nella classifica mondiale

Intervenuta al programma televisivo “Otto e mezzo” su La7, la neurobiologa, nominata senatrice a vita Elena Cattaneo ha riportato in primo piano il problema della ricerca in Italia e il fenomeno della fuga dei cervelli dal belpaese.

Come riporta un articolo del Corriere.it, la Senatrice avrebbe evidenziato che i ricercatori italiani non solo sono costretti ad emigrare perché la ricerca in Italia non paga ma anche perché all’estero trovano offerte di lavoro soddisfacenti e laboratori più adeguati, così come meccanismi competitivi nei quali viene riconosciuto il merito.

In merito alla propria retribuzione, la Cattaneo ha dichiarato che da ricercatrice “guadagnavo 3.300 euro al mese. Comunque un salario onorevole: i miei colleghi italiani percepiscono in media 1.600-1.700 euro al mese. All’estero le offerte sono cinque volte tanto”.

Marina Camusso che ha svolto un’indagine sul settore della ricerca per conto della Flc-Cgil ha evidenziato che vi è una distinzione da fare anche all’estero e che i salari variano a secondo degli accordi stabiliti tra il singolo scienziato e l’istituzione: “Anche all’interno del nostro Paese bisogna fare una distinzione tra ricercatori dell’università e quelli degli enti di ricerca”, afferma la Camusso che ha poi illustrato alcuni esempi: “Nell’ambito delle università in Italia si possono contare su una retribuzione lorda mensile iniziale di 1.705 euro che a fine carriera sale a 5.544 euro. I secondi (ovvero presso istituzioni private, ndr) invece, all’ingresso guadagnano in media 2.400 euro. Se superano i concorsi e se ci sono posti disponibili, potranno diventare dirigenti di ricerca e aspirare, dopo trent’anni, a 7.500 euro”.

Uno scenario ben diverso da quello che è stato elaborato da uno studio di Times Higher Education che sarà pubblicato nel mese di ottobre: l’indagine ha stilato una classifica tenendo conto di quanto gli enti pubblici e privati investono su ogni ricercatore tra salario, benefit, premi di risultato e altro.
Dallo studio, come riporta Corriere.it, emerge che in Corea del Sud uno scienziato ha un “valore” di quasi 93 mila dollari, che in Olanda si aggira ai 73 mila e in Belgio sfiora i 64 mila annui.
In questa classifica, l’Italia si posiziona al 24° posto con una media di 14.400 dollari, pari a cinque volte di meno rispetto agli olandesi e alla metà in confronto agli americani.

Un paradosso evidenziato da Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia, che conferma che nel bel paese vi è un problema di retribuzione di chi fa attività di laboratorio.
Da un parte è giusto che gli italiani facciano esperienze all’estero, dall’altra tuttavia, sottolinea Cingolani, in Italia entrano pochissimi ricercatori. E questo non solo a causa dei salari ma anche perché afferma Cingolani, “non riusciamo a offrire nemmeno grandi strutture scientifiche dove fare attività. Di conseguenza non siamo per nulla attraenti”.

Tra i suggerimenti avanzati dal direttore scientifico per controbilanciare il fenomeno quello di “semplificare e velocizzare il sistema di reclutamento: provateci voi a spiegare a un inglese, a un americano o a un cinese il meccanismo di selezione che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale . Non è difficile, è quasi impossibile”.

Redazione