Marina Berlusconi: “Fango su mio padre e su di noi per motivi politici”

Marina Berlusconi (Getty Images)

Commentando la sentenza della Cassazione sul Lodo Mondadori, decisione che “merita le critiche più dure, il modo in cui alcuni media la stanno utilizzando risulta ancora più indecente, indegno di un Paese che vorrebbe a tutti i costi mantenersi civile”, Marina Berlusconi ha sostenuto in una nota: “Ognuno svolge una parte ben precisa nella persecuzione sempre più accanita contro mio padre”.

Prosegue la nota della presidente del gruppo Mondadori: “L’operazione è fin troppo scoperta: gettare fango su Berlusconi imprenditore per gettare fango su Berlusconi leader politico. Il gruppo Fininvest deve il suo successo al talento, alla tenacia e al coraggio di mio padre e di tutti coloro che vi hanno lavorato e vi lavorano”.

Secondo Marina Berlusconi, “siamo un gruppo che occupa migliaia e migliaia di persone, abbiamo versato allo Stato negli ultimi vent’anni oltre 10 miliardi di euro di tasse, abbiamo sempre operato nella più totale correttezza e non abbiamo mai corrotto nessuno. I comportamenti criminali, piuttosto, appartengono a chi non si fa scrupolo di diffamare tutto questo per un killeraggio politico tanto evidente quanto disgustoso. Ci tuteleremo in tutte le sedi più opportune”.

La primogenita del Cavaliere rilegge così la vicenda: “La spartizione della Mondadori non fu voluta dalla Fininvest ma ci venne imposta dalla politica; De Benedetti non subì alcun danno ma anzi ottenne solo benefici. A lui andò infatti una parte molto rilevante dell’azienda, sia sotto il profilo economico che sotto quello del peso politico: La Repubblica, l’Espresso e i 18 quotidiani locali della Finegil; lo stesso De Benedetti in svariate dichiarazioni rilasciate all’epoca fu il primo a dirsi non solo soddisfatto, ma addirittura soddisfattissimo dell’esito della transazione”.

Ha concluso Marina Berlusconi: “Così come è avvenuto in primo e secondo grado, i giudici della Cassazione cercano di piegare, con forzature e teoremi, il diritto al loro obiettivo: quello di arrivare comunque a una condanna. Ma non ci daremo per vinti. La verità non può finire seppellita, neppure sotto una sentenza”.

Redazione online