Videomessaggio Berlusconi, Magistratura Democractica: non rispondiamo a un condannato

Silvio Berlusconi (GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Al videomessaggio di Silvio Berlusconi, che ha rivolto pesanti accuse ai giudici, Magistratura Democratica dice di non voler rispondere. “Non siamo controparte politica di nessuno e non ci mettiamo a ribattere alle dichiarazioni di un condannato“, ha dichiarato il segretario di Magistratura Democratica Anna Canepa. “La migliore difesa è mantenersi sereni – ha continuato Canepa -; ciò attiene al nostro ruolo e alle nostre funzioni, fedeli all’idea dell’indipendenza della giurisdizione come attuazione del principio di uguaglianza

Nel suo messaggio Berlusconi aveva detto: “Non possiamo e non vogliamo permettere che l’Italia resti vittima di questa giustizia. Per questo dico a tutti voi reagite, protestate, fatevi sentire. Avete il dovere di fare qualcosa di forte e di grande per uscire da questa situazione”.

L’Associazione Nazionale Magistrati, Anm, ha espresso dal canto suo “forte indignazione” per i “gravissimi attacchi alla magistratura” da parte di Silvio Berlusconi nel suo videomessaggio. Si tratta di “una vera e propria aggressione ai principi su cui si fonda uno Stato di diritto”, ha sottolineato l’Anm, denunciando come tali attacchi “possano indebolire la credibilità di tutte le istituzioni democratiche”.

Anche il Consiglio Superiore della Magistratura ha risposto alle accuse di Berlusconi: i giudici “non meritano l’addebito di intenti persecutori o di complotti”, ha affermato in una nota il Comitato di presidenza del Csm, sottolineando che “l’esito di qualsiasi processo è una sentenza che va accettata ed applicata”. “Diversamente – ha aggiunto – verrebbero meno le regole dello Stato di diritto e il presupposto della ordinata convivenza civile”. I magistrati “svolgono quotidianamente il proprio lavoro con impegno, professionalità ed imparzialità”, ha ribadito il Comitato di presidenza, ricordando anche che “è la legge che regola con criteri predeterminati la composizione dei collegi giudicanti e l’assegnazione dei processi”.

Redazione