Amanda Knox: “Sono stata ingiustamente in carcere”

Le lacrime di Amanda Knox dopo l'assoluzione in appello (Getty Images)

Alla vigilia del processo d’appello bis per la morte di Meredith Kercher, in un’intervista a ‘Repubblica Tv’, torna a parlare Amanda Knox, imputata per omicidio della ragazza inglese uccisa a Perugia ormai sei anni fa, e dopo aver respinto le accuse e aver ribadito l’intenzione di non voler tornare in Italia per il processo, sostiene: “Per quanta fiducia abbia nel processo e nonostante non abbia pregiudizi nei confronti dei giudici, sono stata già in carcere ingiustamente per quattro anni e dopo questa esperienza non me la sento di tornare dove sono stata in prigione per così tanto tempo”.

Secondo la giovane americana, che ha spiegato di voler tornare ad avere una vita normale, la sentenza della Cassazione ignora “il fatto che la Corte d’appello si era resa conto che non c’erano tracce mie in quella stanza: è impossibile parlare di prove circostanziali se non c’è traccia della mia presenza in quella casa. Questa è la prova della mia innocenza. Si è discusso a lungo di indizi e prove”. Sottolinea Amanda Knox, protagonista di uno dei processi con maggior visibilità mediatica degli ultimi anni: “Ora sono curiosa. E aspetto con ansia di sapere su che cosa focalizzeranno la loro attenzione questi giudici. Non so cosa succederà, aspetto con il cuore in gola”.

Così ricostruisce il primo interrogatorio la studentessa: “Gli sbagli che ho fatto sono irrilevanti rispetto alle indagini. Se io avessi potuto capire quello che mi stava succedendo quella notte in questura avrei insistito per avere un avvocato. Ero una bambina, non capivo che cosa stava accadendo. Era stata appena uccisa una mia amica e già questo non era facile da capire per una ragazza di vent’anni. Mi sono trovata in una situazione troppo grande per me. Avevo bisogno di un sostegno, di un aiuto. Avevo bisogno che i miei diritti fossero rispettati”.

Poi prova a dare una propria versione dei fatti, accusando Rudy Guede: “C’è il suo Dna dappertutto, in tutta la stanza, nel sangue di Meredith. E la sua storia dice che si introduceva nelle case, con un coltello. Lui poi ha buttato via i vestiti ed è scappato. Non so se c’era qualcuno con lui, di certo lui è entrato in quella casa. E non so se Meredith era dentro o se è arrivata dopo. Se lui fosse drogato o avesse soltanto paura che Meredith lo denunciasse. So però che la sua presenza in quella casa e la partecipazione al delitto sono provate. E che non era un caso complicato”.

Infine, nessun risentimento da parte di Amanda Knox nei confronti dell’ex fidanzato Raffaele Sollecito, anch’egli coinvolto nel delitto: “Provo a vederlo quando posso. Non possiamo vederci spesso e quindi ci sentiamo tramite Skype, con il cellulare oppure via mail. Quando posso vederlo però lo vedo. E lo accoglie anche la mia famiglia perché ormai ne fa parte. Rimane sempre l’affetto anche se non stiamo più insieme. Siamo come due reduci, due soldati che hanno combattuto insieme in guerra”.

Redazione online