Delitto Udine: il presunto assassino voleva tentare un sequestro

Particolare di un'auto dei caraninieri (Getty Images)

Il presunto assassino di Silvia Gobbato non sarebbe uno squilibrato, come trapelato ieri in un primo momento, ma si tratterebbe di un criminale comune che avrebbe ucciso la ragazza nel tentativo di sequestrarla. Sono gli ultimi dettagli che emergono dalla tragica vicenda della giovane praticante avvocato uccisa martedì scorso intorno alle 13.30 mentre faceva jogging con un amico, che l’aveva distanziata, nel parco Cormor di Udine.

Il presunto killer, un uomo di 36 anni, era stato fermato ieri dai carabinieri, che stavano effettuando le indagini sul caso, mentre vagava per le strade portando con sé uno zaino all’interno del quale sono stati rinvenuto indumenti sporchi di sangue e un coltello da cucina anch’esso macchiato di sangue. Dopo essere stato portato in caserma per l’interrogatorio, l’uomo N.G. ha confessato e ha detto che non voleva uccidere la ragazza ma soltanto rapirla, stando a quanto riportano i giornali locali. Secondo gli investigatori la sua confessione è attendibile.

Ieri, alla notizia del fermo, era stato detto che l’uomo, residente a Pozzuolo del Friuli, in provincia di Udine, era in cura presso un centro di salute mentale, ma la notizia è stata successivamente smentita. Non risultano infatti dati clinici pregressi che attestino una malattia psichica.

A conferma delle responsabilità del presunto assassino, reo confesso, si attendono ora i risultati delle analisi sul coltello insanguinato che l’uomo aveva con sé e l’esito dell’autopsia sul corpo della vittima. Silvia Gobbato è stata uccisa da 12 coltellate inflitte con un coltello a lama larga.

Redazione