Pompei, contesa Sovraintendenza e un privato: messa all’asta parte di antica necropoli

Turisti a Pompei (ROBERTO SALOMONE/AFP/Getty Images)

In alcuni casi l’opinione comune sul fatto che “solo in Italia possono accadere certe cose” o che “meglio che sia un privato anziché lo Stato a metterci le mani” potrebbe sposare pienamente la vicenda di una contesa durata molti anni tra la proprietaria di un terreno che confina con la necropoli dell’antica Pompei, e che contiene due enormi monumenti funerari, fuori le mura della Porta Stabia e la Sovraintendenza dei Beni culturali.

Stando a quanto riportano i media, negli ultimi risvolti del caso, la proprietaria del terreno, Antonietta Nunziata, di 82 anni, ha dato il mandato al proprio avvocato, Livio Provitera di organizzare, con una casa d’asta internazionale, la vendita con trattativa privata del terreno dove si trovano i reperti archeologici.

“A breve sarà possibile a chiunque partecipare all’acquisto della Necropoli di Porta Stabia, battezzata necropoli dell’agrumeto”, afferma il legale.

In base alla vendita, il nuovo proprietario potrà gestire la Necropoli a suo interesse creando, anche, un indotto economico basato sul turismo a pagamento.

La disputa che dura da anni, fra la proprietaria e la Soprintendenza Speciale dei Beni archeologici di Napoli e Pompei nelle aule dei tribunali scaturisce da un’esproprio eseguito sulla proprietà della signora Nunziata che comprendeva un’area del giardino della sua villa nobiliare, un agrumeto di 1.490 metri quadrati.
Ma lo scorso 11 luglio, la signora Nunziata si sarebbe riappropriata del terreno a seguito di una decisione del Tar della Campania che ha ritenuto che la Soprintendenza non ha mai formalizzato in maniera compiuta il decreto di esproprio del terreno, sui quali, nel corso degli anni, sono stati effettuati numerosi lavori e scavi. Non a caso, proprio durante questi scavi è venuta alla luce la necropoli con i due monumenti funerari.

Come riporta la Stampa, lo scorso 18 settembre, la Soprintendenza avrebbe risarcito la signora Nunziata una somma di 103.000 sui 151.000 euro che il Tar ha stabilito come risarcimento dei danni causati dai lavori di scavo nell’agrumeto e in seguito alla mancata liquidazione dell’intera somma per cui l’avv. Provitera ha deciso di avviare una nuova azione legale.

Al termine della diatriba, la Soprintendenza ha attribuito alla donna la responsabilità di salvaguardare, vigilare e provvedere al restauro dei beni archeologici presenti nel terreno. In tutta risposta, la proprietaria ha deciso di avviare la procedura per la vendita all’asta del terreno e, quindi, della necropoli che vi si trova.

Tuttavia, il caso con molte probabilità non si terminerà con quest’ultima azione. Infatti, spiega il quotidiano, la Soprintendenza ha sempre sottolineato che, in ogni caso, il controllo e la tutela dell’area sono, comunque, pienamente garantiti dai provvedimenti di vincolo diretto e indiretto delle strutture archeologiche.

Redazione