Val di Susa, botta e risposta tra nuove Br e leader No Tav

Il leader No Tav Alberto Perino (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Nel giorno in cui il Viminale ha ordinato l’invio di nuove forze di polizia in Val di Susa, due attivisti del Pcpm – Partito comunista politico-militare, noto come un’evoluzione delle Brigate Rosse, Alfredo Davanzo e Vincenzo Sisi, scrivono in un documento apparso sulla rete e intitolato “Contro la repressione, nuova determinazione”, che a loro avviso i No Tav devono “compiere un altro salto in avanti, politico organizzativo, assumendone anche le conseguenze, o arretrare”.

Prosegue il documento: “La realtà è difficile, ma non si può far altro che affrontarla senza mistificarla con forzature interpretative e soluzioni artificiose. Cerchiamo di capire i passaggi e le pratiche con cui riavviare delle dinamiche che, seppur modeste vadano nel giusto senso: contare sulle proprie forze sviluppandole nel senso dell’autonomia di classe, di antagonismo autentico al sistema”.

Secondo i due presunti terroristi, dichiaratisi prigionieri politici subito dopo l’arresto e sotto processo a Torino, è necessario “affrontare la repressione come parte della guerra di classe, oggi condotta soprattutto da loro dall’alto e che noi come ‘forza proletaria’ dobbiamo imparare a sviluppare nella direzione rivoluzionaria”. I due sottolineano infine “la valenza antagonista di portata generale” della lotta No Tav.

Da parte loro, gli attivisti valsusini replicano attraverso uno dei loro leader, Alberto Perino: “Respingo al mittente il messaggio”. Il volto più noto della lotta No Tav, che alle ultime elezioni ha espresso la propria vicinanza al Movimento 5 Stelle, ha aggiunto: “Il nostro è un movimento contro un’opera e contro un modello di sviluppo, non abbiamo nulla a che vedere con le Br. Non ho nulla da spartire con questa gente e credo neanche il movimento. Chi pensa che i No Tav abbiano a che fare con queste persone è un provocatore e merita di essere mandato a quel paese”.

Redazione online