Incredibile a Milano: cotone dimenticato nel cervello. Muore una donna di 40 anni

Una donna di 40 anni, originaria della Puglia si era rivolta  all’istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano per un tumore. In seguito all’operazione purtroppo  è morta, non a causa dell’intervento , ma perché medici e infermieri avevano dimenticato all’interno del suo cervello un batuffolo di cotone.

“La donna quando iniziò a stare male  – racconta affaritaliani.it – si recò nel reparto di neurologia del Policlinico di Bari, i medici non capirono che avrebbero potuto sottoporre la paziente a un secondo intervento per l’asportazione del batuffolo di cotone e la donna, molto probabilmente, avrebbe potuto sopravvivere.
Il pm Ettore Cardinali ha chiesto il processo per sei medici, tre in servizio all’istituto di Milano e tre a Bari. Il caso risale al 2008 ed è stato al centro di indagini complesse, in un primo momento avviate dalla procura di Milano e poi passate a quella di Bari. La storia della vittima, una madre di famiglia originaria di Monopoli, comincia quando le viene diagnosticato un tumore di piccole dimensioni al cervello”.

Partiamo dal principio: “Il 3 aprile nell’istituto “Carlo Besta” viene sottoposta ad una operazione per l’asportazione del melanoma – prosegue affariitaliani.it –  Operazione al termine della quale i tre chirurghi dimenticano “un cotonino chirurgico” o, specifica il pm, “una sua parte”. La donna inizia a stare male, nausea, giramenti di testa. Il 31 maggio viene ricoverata nuovamente, questa volta nel reparto di neurochirurgia del Policlinico dove per quattro giorni viene tenuta sotto osservazione e i medici di guardia che la visitano, ma nessuno diagnostica la patologia causata dalla presenza del pezzo di cotone e cioè una forte ipertensione attorno al cervello. Nessuno, quindi, pensa ad una operazione che, forse, avrebbe potuta salvarla. Quattro giorni dopo, la paziente muore. Solo dopo la sua morte si riesce a fare chiarezza sul caso e a capire che la causa dei suoi disturbi e in seguito del decesso, erano da imputare a quella leggerezza commessa dai medici. È stata la famiglia della donna a chiedere di fare chiarezza”.

 

Redazione Online