Pussy Riot. Tolokonnikova sciopera contro la violenza in carcere

Manifestazione di protesta per la liberazione delle Pussy Riot (Dan Kitwood/Getty Images)

La musicista e femminista russa, Nadezhda Tolokonnikova, incarcerata per aver violato la presunta sacralità di un luogo religioso con una performance della punk band Pussy Riot contro l’ortodossia e Vladimir Putin, ha iniziato oggi uno sciopero della fame. Dal carcere di massima sicurezza in cui è reclusa, la donna ha comunicato, attraverso il marito Pyotr Verzilov, di aver intrapreso la protesta per denunciare le minacce di morte ricevute da parte di alcuni dipendenti della struttura detentiva.

Nel documento diffuso dal compagno di Tolokonnikova vengono fornite informazioni dettagliate sulla violazione di diritti che i carcerieri porterebbero avanti nei confronti delle detenute. Secondarie ma non accessorie sarebbero le ulteriori motivazioni fornite dall’attivista sul sistema di controllo e di rigidissima coercizione vigente nel carcere da lei abitato. Sembra che l’amministrazione condanni lei ed altre internate a condizioni di lavoro inumane all’interno di una manifattura di abbigliamento e che la violenza della struttura si ripercuota anche nei comportamenti delle stesse donne recluse, spesso autrici di minacce e di affronti fisici.

Redazione online