Val Susa, visita di Angelino Alfano: “La Tav si farà”

Val di Susa, No Tav (MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Visita a sorpresa, stamattina, al cantiere di Chiomonte, in Val di Susa, del vicepremier e ministro degli Interni, Angelino Alfano, accompagnato dal capo della polizia, Alessandro Pansa. Ha spiegato il titolare del Viminale: “Nessuno fermerà la Tav. Sono qui perché lo Stato protegge quest’opera e ne assicura la realizzazione. E’ compito dello Stato non solo difendere i cittadini ma le opere che ritiene strategiche come questa con tutta la forza dello stato siamo qui a difendere l’opera e le maestranze non sarà consentito a nessuno interrompere con delinquenza e violenza l opera”.

La visita del ministro e del capo della Polizia giunge a pochi giorni dalla decisione del comitato per l’ordine e la sicurezza di inviare 200 nuovi uomini in Val Susa, a difesa dei lavori per la costruzione del contestatissimo tunnel attraverso il quale dovrebbe passare una nuova linea che colleghi Torino a Lione, anche in seguito ai ripetuti sabotaggi contro le imprese impegnate nell’opera avvenuti in estate.

Proprio su questo tema, vi sono visioni differenti all’interno delle imprese che sono contrarie alla costruzione della Tav; ha sostenuto Daniele Forte, presidente di Etinomia, l’associazione che riunisce gli imprenditori No Tav, nel corso della conferenza stampa di presentazione degli “Stati generali del lavoro”, convocati dall’organizzazione: “Non condividiamo quel tipo di azioni e siamo contro la violenza. La nostra associazione si muove in modo diverso, e crediamo sia più efficace il confronto tra le idee, e trasmettere la positività del messaggio No Tav”.

Di tutt’altro avviso un altro esponente dell’associazione, Claudio Piacenza: “Si tratta di sabotaggi gandhiani, non è mai stata fatta violenza contro le persone”. L’imprenditore, inoltre, ha espresso forti dubbi sulla matrice No Tav di questi atti di sabotaggio: “Se si fa violenza contro un mezzo da lavoro che ha un’assicurazione con franchigia da 500mila euro, cerchiamo i veri responsabili di quei sabotaggi”.

Nel frattempo, la lotta contro la Tav si estende anche in altre regioni del Nord Italia; il portavoce del Comitato No Tav Bassa friulana, Paolo De Toni, ha lanciato un appello agli amministratori comunali della Regione: “Sarebbe ora che i sindaci si sveglino, spero però che abbiano capito la portata del problema. Vorrei ricordare che Italferr in nome e per conto di Rfi ha presentato le integrazioni solo sulla tratta Ronchi dei Legionari-Trieste chiedendo al ministero dell’Ambiente che venga approvato il progetto preliminare solo per questa tratta”.

Redazione online