Uccisa dal suocero in Albania, il Tribunale la condanna per furto

Un'aula di tribunale (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

E’ morta a gennaio in Albania, uccisa a colpi di kalashnikov dal suocero, insieme al marito, Sokol Ucaj. All’origine della tragedia, che aveva sconvolto la piccola comunità di Montelupone, in provincia di Macerata, luogo d’origine della giovane donna, ci sarebbero stati dei forti attriti tra padre e figlio, sfociati in una gravissima lite, quando l’anziano uomo ha imbracciato l’arma uccidendo la coppia.

Ieri, il Tribunale di Macerata ha condannato Giulia Baldassarri – questo il nome della giovane – per un piccolo furto -alcuni videogiochi per Playstation – avvenuto nel 2009 in un centro commerciale della zona. Il reato si è ovviamente estinto per morte del reo, ma quanto avvenuto è paradossale. Infatti, l’allora fidanzato della ragazza si era preso tutta la responsabilità di quel furto ed era stato per questo condannato.

Il giudice, dopo vari rinvii, ha tenuto ieri un’udienza ma ovviamente né l’imputata, né il teste principale, vale a dire Sokol Ucaj, né tantomeno l’avvocato difensore della giovane si sono presentati. Il magistrato ha dunque scelto un legale d’ufficio e al termine dell’udienza ha condannato Giulia Baldassarri a quattro mesi di reclusione e 200 euro di multa.

Del duplice omicidio avvenuto a gennaio in Albania, che pure tanto scalpore aveva fatto allora, non vi era nessuna traccia negli atti depositati nel processo. In serata è arrivato il chiarimento del procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio: “L’avvocato difensore di Giulia Baldassarri avrebbe dovuto esibire la documentazione o il certificato di morte in aula, o segnalare alla Procura o al Tribunale di quello che è avvenuto alla sua cliente. Ma questo non è stato fatto. Esprimo rammarico per l’ulteriore dolore della famiglia Baldassarri”.

Redazione online