Crisi di governo: mercoledì Letta chiede la fiducia in Parlamento

Enrico Letta (GABRIEL BOUYS/AFP/Getty Images)

Il Presidente del Consiglio Enrico Letta si presenterà mercoledì 2 ottobre alle Camere per chiedere la fiducia al suo governo. E’ la decisione presa dal premier insieme con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo che Silvio Berlusconi ha fatto dimettere tutti i suoi parlamentari e ministri.

Al termine dell’incontro tra Letta e Napolitano, il Quirinale ha pubblicato una nota ufficiale nella quale si parla di “clima di evidente incertezza circa gli effettivi possibili sviluppi della situazione politica. Da ciò il Presidente del Consiglio ha tratto, d’intesa con il Presidente della Repubblica, la decisione di illustrare in Parlamento – che è la sede propria di ogni risolutivo chiarimento – le proprie valutazioni sull’accaduto e sul da farsi”. “Il Presidente del Consiglio concorderà la data dei dibattiti con i Presidenti delle Camere”, conclude la nota.

“I ministri del Pdl hanno posto delle valutazioni e sento che in Parlamento c’è incertezza. Per questo vado in Parlamento a chiarire. Non voglio governare a tutti i costi. Non voglio essere un re Travicello“, ha dichiarato Enrico Letta intervistato da Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. L’intervento al programma di RaiTre era già in programma da giorni, per il precipitare della situazione politica il premier non si è potuto recare negli studi televisivi ma è stato intervistato in collegamento da Palazzo Chigi. In merito alla fiducia, Letta ha annunciato che la chiederà mercoledì prossimo sia “alla Camera che al Senato” e ha sottolineato che non dovrà essere una fiducia che “dura tre giorni”, altrimenti, ha aggiunto ne trarrà le “conseguenze”. Per Letta non si può tornare alle urne, perché “con il Porcellum non si può votare, non si deve votare“. Con l’attuale legge elettorale, ha spiegato, al Senato “non ci sarebbe maggioranza”: se oggi si andasse alle elezioni, ha continuato, “queste darebbero larghe intese”.

Se ci sarà una nuova maggioranza, dunque, si saprà solo dalla verifica in Aula, soprattutto in Senato. Berlusconi punta per le elezioni anticipate, ma i suoi 5 ministri dimissionari, Lorenzin, Lupi Quagliariello e De Girolamo si dissociano dalla linea “estremista e radicale” imposta dai falchi del Pdl. E non sono i soli a criticare la scelta del leader: sconcerto e prese di distanze sono arrivate anche da Cicchitto, Sacconi e dallo stesso delfino di Berlusconi e segretario del Pdl Angelino Alfano.

Redazione