Inchiesta escort, una teste: “Sento ancora Berlusconi, gli voglio bene”

Gianpi Tarantini, simbolo delle inchieste baresi sulle escort (AFP/Getty Images)

Lungo interrogatorio, durato circa due ore e mezza, davanti al gup Ambrogio Marrone del Tribunale di Bari, da parte di Grazia Capone, una delle testimoni nell’inchiesta barese sulle escort che vede imputato con rito abbreviato un avvocato, Giuseppe Castellaneta, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a induzione e favoreggiamento della prostituzione. Con le stesse accuse sono imputate, ma hanno optato per il rito ordinario, altre sette persone: i fratelli Giampi e Claudio Tarantini, Sabina Beganovich, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia oltre a Letizia Filippi e Francesca Lana.

Sono ventisei, in tutto, le ragazze che dovrebbero essere ascoltate come testi, ma dei due interrogatori previsti nell’udienza di oggi, l’altra testimone, Lucia Rossini, ha inviato certificato medico. Decisa, invece, al termine dell’interrogatorio la Capone, che parlando del suo rapporto con l’ex premier Silvio Berlusconi ha commentato: “Lo sento ancora, è una persona alla quale voglio bene”.

Ha aggiunto la donna, ribattezzata l’Angelina Jolie di Bari: “Finalmente ho avuto l’opportunità di spiegare la mia verità davanti a un magistrato. Saranno passati 4 anni da quando si spala terra gratuitamente su di me, io capisco la curiosità, però finalmente oggi sono venuta perché chiamata e ho raccontato la mia verità, puntuale, determinata, precisa e devo dire che sono anche molto soddisfatta”.

Ha precisato poi la Capone: “E’ giusto creare delle differenze: io soldi non ne ho presi perché ho sempre lavorato onestamente e ho preso una regolarissima busta paga, ho solo svolto il mio lavoro, sono anche un praticante avvocato, con una notevole difficoltà, perché ho dovuto dimostrare quello che normalmente invece è merito”. Circa i suoi attuali rapporti con l’ex premier, Capone ha detto ai giornalisti: “Lo sento ancora, è una persona alla quale voglio bene”.

Redazione online