Legalizzazione delle droghe leggere, polemiche sull’appello del prof. Veronesi

Umberto Veronesi (getty images)
Umberto Veronesi (getty images)

“Vorrei che si riaprisse anche in Italia il dibattito per la liberalizzazione delle droghe leggere. È arrivato il momento di superare le barriere ideologiche e ammettere che proibire non serve a ridurre il consumo. La sentenza della Consulta, che dichiara incostituzionale la legge Fini-Giovanardi, dimostra, ancora una volta, la visione civilmente più avanzata dei nostri giudici rispetto al Parlamento”, queste le prime parole contenute in un appello a favore della legalizzazione delle droghe leggere lanciato dall’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi, diffuso nei giorni scorsi e che ha sollevato un vespaio di polemiche.

D’accordo con il noto oncologo, il ‘democratico’ Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani al Senato, che ha spiegato: “Non condivido solo quel maledetto termine ‘liberalizzazione’, che in 40 anni non siamo riusciti a mettere da parte a favore di quello giusto ‘legalizzazione’. Non è una disputa linguistica, sostengo infatti che il regime oggi vigente in Italia sia proprio la liberalizzazione. Chiunque, a qualunque ora e in qualunque città può acquistare qualunque droga nell’estesa rete di esercizi commerciali illegali, cioè gli spacciatori. All’opposto, vorrei un regime di legalizzazione uguale a quello a cui sono sottoposte sostanze oggi legali e il cui abuso produce più danni di quanti produca l’abuso dei derivati della cannabis”.

Sostengono da sempre la causa della legalizzazione anche i Radicali Italiani, mentre si è detto possibilista anche Leopoldo Grosso, vicepresidente del Gruppo Abele: “Noi siamo per una legalizzazione controllata, non per una liberalizzazione indiscriminata, che rischi di coinvolgere anche i minori. La legalizzazione consente di dare un colpo alle mafie e di fare uscire dalla illegalità centinaia di migliaia di giovani”. Sul fronte opposto, netto dissenso da parte di Carlo Giovanardi, ‘padre’ della legge da qualche giorno dichiarata incostituzionale, ma anche la presidente del Gruppo tossicologi forensi italiani, Elisabetta Bertol. Contrarie infine alla legalizzazione delle droghe leggere diverse comunità terapeutiche, con in prima fila San Patrignano.

Redazione online