Minacce a Totò Riina: “Chiudi quella bocca”

Foto segnaletica di Totò Riina (pubblico dominio)
Foto segnaletica di Totò Riina (pubblico dominio)

Totò Riina, il boss corleonese ritenuto a capo della Cupola mafiosa fino al momento dell’arresto, nel 1993, ha subito delle minacce di morte attraverso una lettera inviata al carcere Opera di Milano. La missiva è stata bloccata e sarebbe firmata da una sedicente Falange Armata, stessa sigla che nei primi anni Novanta aveva rivendicato – in Italia – diversi fatti di sangue, spesso anche molto gravi.

Così il collaboratore di giustizia Maurizio Avola ha descritto la Falange Armata in una deposizione: “Per quanto riguarda gli obiettivi da colpire, si trattava di azioni di tipo terroristico anche tradizionalmente estranee al modo di operare e alle finalità di Cosa Nostra. Queste azioni secondo una prassi che erano già in atto da tempo dovevano essere rivendicate con la sigla Falange Armata”.

Nella missiva indirizzata a Riina, si legge: “Chiudi quella maledetta bocca, ricordati che i tuoi familiari sono liberi. Per il resto ci pensiamo noi”. Secondo alcuni media, la lettera potrebbe essere legata ad alcune confessioni fatte dal boss di Cosa Nostra al criminale della Sacra Corona Unita con il quale aveva condiviso l’ora d’aria. Le frasi – contenenti esplicite minacce al pm Nino Di Matteo – erano state captate attraverso intercettazioni ambientali.

Redazione online