Narcotraffico, arresto Guzman: Usa potrebbero chiedere estradizione

Cattura di Joaquim Guzman in prima pagina della stampa messicana (Getty images)
Cattura di Joaquim Guzman in prima pagina della stampa messicana (Getty images)

E’ stato arrestato sabato scorso in Messico, dopo 13 anni di latitanza, quando nel 2001 riuscì a sfuggire da un carcere di massima sicurezza, Joaquin Guzman detto “el Chapo” (il Tarchiato).

Guzmanm, capo del cartello di Sinaloa, è stato considerato uno degli uomini più potenti del mondo, nato in una famiglia poverissima, riuscendo a costruire un impero dal 1989, in poco meno di un decennio fondato sull’esportazione di cocaina e marijuana negli Stati Uniti, in Europa e Asia.

Sulla sua cattura, il Messico aveva messo una taglia di 3,5 milioni di dollari, mentre gli Stati Uniti una di 5 milioni tanto che oggi si apprende che gli Stati Uniti potrebbero chiedere la sua estradizioni.
Infatti, come riporta Tmnews, è quanto avrebbe annunciato Robert Nardoza, portavoce del procuratore distrettuale di New York sottolineando che però “al momento non abbiamo ancora deciso come procedere”.
L’estradizione di Guzman è quanto più teme il narcotraffico.

Guzman deve rispondere di numerosi capi d’imputazione in Messico, ma anche di numerosi delitti in diverse circoscrizioni degli Stati Uniti: Guzman sarebbe responsabile di numerose atrocità come torture, mutilazioni, sequestri e uccisioni, tra cui quella di aver ordinato l’omicidio del cardinale Juan Jesus Posadas nel 1993.

El Chapo è ora rinchiuso nel Penal del Altipiano ad Almoloya de Juárez.

Secondo quanto s’interroga Roberto Saviano in un articolo pubblicato su Repubblica si pensa che sarebbe stato un fedelissimo di Gunzam ad averlo tradito. Infatti, scrive Saviano: “Il suo fedelissimo El Mayo aveva rilasciato — secondo indiscrezioni — una strana dichiarazione dalla latitanza, affermando che le nuove generazioni del cartello di Sinaloa erano pronte a prendere il potere. Come dire: o gli lasciamo spazio o se lo prenderanno”.
Saviano sottolinea che “forse per Chapo farsi arrestare è stato un modo per farsi da parte senza essere ucciso. O più semplicemente i suoi l’hanno venduto. El Mayo (che ha perso molti uomini recentemente) temeva di essere ammazzato, dicono a bassa voce. Qualcuno sostiene che Chapo voleva farlo arrestare per avere meno pressione su di sé e invece El Mayo lo ha fatto con lui. La stampa si aspettava la cattura di El Mayo e invece è arrivato Chapo”.

Insomma, conclude Saviano: “L’unica certezza è l’ambiguità. Difficile che questo arresto sia solo frutto di un’azione di polizia perché, lo sanno tutti, a Sinaloa niente accade se non per volere del Chapo. Il re è morto, viva il re”.

Redazione

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